polpetto55
Salve e benvenuti nel Blog di Polpetto! Che dire? ...riflessioni sott'acqua...
Sornione, solitario, timido, ma molto attento...
sabato 20 agosto 2022
Tromba d'aria a Calafuria
Oggi giovedì 18 Agosto mi sono svegliato di buona ora e sono andato a vedere il mare: nonostante le previsioni funeste è sorprendentemente calmo, il mio amico Rocco ha desistito, Paolo non viene ad aprire il centro sub per il previsto tempaccio, io tutto contento decido di andare da solo e mando una foto con relativa presa in giro a Rocco, del tipo: "Non sai che ti perdi!". Mi vesto preparo il mio 12 litri, bello leggero e prima di scendere al mare controllo il meteo: effettivamente continua a prevedere burrasca, ma la da dopo mezzogiorno! Sono le 9 vado tranquillo e contento. Scendo allo scivolo del Triton, località Calafuria Boccale Livorno, casa mia, il mare continua ad essere tranquillo un mio amico fa la consueta nuotata mattutina. Entro in acqua, mi immergo quasi subito, nessuna corrente, visibilità ottima, vado lentamente verso la cigliata, passando da un sabbione con ciglio che spesso riserva belle sorprese tipo aragoste, cernie, pesci vari, il tutto in 13 metri, vedo una cerniola, proseguo verso il grottino del Boccale, una grotta passante con ingresso a 16 metri e uscita a 26, dentro tanto corallo, tutto bene, rilassato. Mi dico che ho fatto bene a fare questo tuffo! Poichè ho il 12 litri, decido di rientrare non voglio finire l'aria e poi la luce è diminuita...non vorrei che fuori il tempo mi stia facendo una sorpresa. Corrente zero. Rientro ravanando per un percorso straconosciuto sul 12/14 metri, pesce tanto. Sono a circa 40 minuti di immersione e gradualmente la luce è calata, moltissimo, sembra una notturna, la torcia è accesa fissa, che sta succedendo? Mi sa che fuori il tempo è drasticamente cambiato, sono sui 10 metri e si vede la superficie sferzata dalla pioggia. Speriamo bene..penso che ho fatto benissimo a rientrare e sono perfettamente sul percorso di rientro. Sono prudente, vado spesso in solitaria ma calcolo attentamente ed evito, possibilmente, rischi. Proseguo fino ad arrivare nel punto in cui solitamente emergo, proprio alla scivolo del Triton cercherò di arrivare più sotto possibile...è buio vedo la pioggia sferzare la superficie ora sento anche una corrente che mi fa fare una grande fatica. Sono in 3/4 metri d'acqua ma sono fermo non mi riesce andare avanti...comincio a preoccuparmi davvero...lentamente avanzo ma entro nella schiuma....devo salire. Fuori mi prende un accidente. La pioggia sferza, il mare batte trasversalmente, tuoni e fulmini ed è buio. Ohi...sono cavoli. Lo scivolo è a non più di 10 metri ma avanzare è un problema....sono molto preoccupato non la vedo bene. Buono mi dico niente panico, piano piano si avanza, tieniti lontano dagli scogli dai su, sono 10 metri e poi ti butti nella vasca che c'è a destra dello scivolo che è riparata.....ANIMO! Fortunatamente ho le MASTER frog come pinne, pala in vetroresina, belle potenti, piano piano avanzo, l'angoscia diminuisce, mi sono tolto la maschera per respirare bene, sballotato dalle onde e con la pioggia che mi colpisce con raffiche che pungono..sto arrivando a un paio di metri dallo scivolo pronto a buttarmi nella vasca a destra....e di colpo il vento va giù....il mare si placa...non capisco.. la pioggia continua a sferzare ma il vento è caduto...niente vasca arrivo allo scivolo mi tolgo le pinne e salgo....sensazione bellissima! Sono salvo....della pioggia me ne frego. Ci ho messo qualcosa come 10 minuti per fare 10 metri! Vedo che sopra nel parco del Castello del Boccale tutti i lampioni sono accesi, sono le 11 circa, ma anche il buio sta passando....salgo alla strada, in macchina nel telefono trovo i messaggi di mia moglie e di amici che mi hanno visto entrare in mare e sono molto preoccupati...forse ero l'unico stronzosub in acqua in quel momento! Rassicuro.. nel frattempo sta anche smettendo di piovere... arriva pure un raggio di sole. A casa scoprirò che stavano per chiamare il guardia coste che per altro era in mare a soccorrere un gommone....Si è trattato di una tromba d'aria che ha sconvolto la costa sia a Livorno che anche in Versilia. Sono adrenalinico per la tensione che ho provato e la paura sacrosanta....ora prevale la sensazione di passato pericolo e, diciamocelo sinceramente, di aver avuto una esperienza inusuale che grazie al cielo, forse alla Madonna di Montenero che protegge chi sta in mare, ora posso raccontare.Sono anche contento di averla vissuta, la vita è anche questo! Polpetto e la tromba d'aria! P.S. Riflessione successiva a mente fredda, con il mare non si scherza, i cambiamenti del tempo possono essere repentini e veloci, mi è andata bene, ma in futuro meglio rinunciare ad una immersione con le previsioni brutte!Conosco quella zona come le mie tasche ci ho fatto un migliaio di tuffi, ma che sarebbe successo se avessi sbagliato il punto di rientro? Se avessi sbattuto la testa su uno scoglio? La visibilità era ottima fortunatamente! Impariamo sempre da quello che ci capita in mare e fuori!
Una stretta di tentacoli.....
domenica 30 gennaio 2022
Un amico sub ci ha lasciato
In questo mese di Gennaio, un caro amico sub Francesco Tosi ci ha lasciato. Come non ricordare i tanti bei momenti passati con lui al Triton? Sopra e sotto l'acqua? Con l'immancabile Nikon scafandrata, le sue belle foto, i racconti dei suoi viaggi sempre documentati da splendide immagini, i pranzi e le cene al Triton con il bicchierino di liquore finale, le chiacchierate serie e pocoserie....ci mancherai Francesco ma rimangono tanti bei ricordi condivisi e siamo sicuri che lassù troverai nuovi nudibranchi colorati da fotografare in macro....un abbraccio
martedì 7 agosto 2012
Ritorno alla Scesta
Poiché il mare si è alzato e il Libeccio rende impossibile le consuete immersioni di fine settimana, io e due dei miei soci abituali, Mauraccio e Francesco, quest'ultimo vecchio e bravo foto sub, decidiamo di andare a fare un tuffo in torrente. E' un sito conosciuto da molto tempo, suggestivo e molto bello. Siamo in Garfagnana, fra monti e boschi. Mauro abita lì vicino. L'approccio all'immersione è tipico del nostro gruppo e della nostra filosofia d'immersione: faranno parte della spedizione oltre noi tre, "sub vecchietti", mia moglie, mio figlio dodicenne con un amico, la mamma dell'amico, mia figlia grande e una sua amica, ovvero un'armata Brancaleone molto colorata e allegra. Ognuno ha un suo compito preciso, noi il tuffo, poi panini e un po' di fresco, chiacchiere e cazzate varie, per mio figlio e il suo amico, ricerca di rane, girini, bisce ecc., le signore sia quelle più giovani che le più mature, stare al fresco e prendere il sole sullo spiazzo davanti al laghetto che il torrente forma. L'attrezzatura rispecchia ancora la nostra filosofia d'immersione: il sottoscritto muta umida 5mm monopezzo (di una marca distribuita da una nota e diffusa catena di articoli sportivi, muta famosa per avere un potere di protezione termica alquanto scarsuccio), più shorty e canottiera di neoprene, guanti 3 mm, gav ricreativo molto leggero, bombolino 5 litri, non del tutto carico, erogatore, torcetta, macchina fotografica. Dalla mia sacca escono anche alcuni retini per la pesca del girino e un secchiello, che nessuna didattica consiglia e tanto meno rende obbligatori. Mauro e Francesco usano semistagna, gav ricreativi leggeri, Mauro una bombolaccia in alluminio di circa 7 litri, che perde aria da turtte le parti, Francesco un 15 litri con 100 bar dentro. Va ricordato che per arrivare al torrente dalla strada dove si parcheggia le macchine, si deve fare un bel sentiero che passa nel bosco, si attraversa un ponte del 1300, e si scende facendo alcuni passaggi piuttosto ripidi. Quindi più leggeri siamo, meglio è. Il sentiero è suggestivo con lame di luce che filtrano attraverso le foglie degli alberi e creano giochi sull'acqua azzurra. Abbiamo scelto di arrivare verso mezzogiorno proprio per poter fotografare con questa luce. Questo in particolare Francesco che è bravo, e si porta appresso la sua Nikon D300 scafandrata con fish eye e flashes, ma anche per me che sono molto più scarso e vado di compatta Canon. Mauro ha lasciato a casa la sua macchina, non so perchè, dato che anche lui è assai bravino. Il tuffo durerà circa 40/45 minuti al massimo. Il tratto del torrente da utilizzare è di circa 150 metri, profondità massima 8/9 metri, larghezza 3/4 metri al massimo, il fondo è spoglio, la bellezza è data dalla luce e dalla limpideza dell'acqua, pesci pochi e piccoli, in alcuni punti si riemerge per vedere e fotografare il torrente tra le rocce e il ponte dal basso. Un rivoletto di acqua forma il tratto del torrente in cui ci si può imergere e ritorna ad essere un rivoletto all'uscita dell'orrido. Quando arriviamo giù troviamo altri due gruppi di sub. Noi non passiamo inosservati, data la composizione della carovana. Ci sono una decina di sub di Lucca, che vengono per la prima volta, li accompagna un'istruttrice che noi conosciamo da precedenti frequentazioni della costa livornese. Alcuni di loro sono, ad occhio, primi gradi o giù di lì e sono emozionati all'idea di fare il tuffo, per molti di loro, il primo, in torrente. Salutiamo e diciamo le cazzate di rito. La nostra carovana si comincia a distribuire sullo spiazzo davanti al laghetto, sparpagliando dappertutto materiale di varia natura, subacqueo, ma anche sacche termiche di panini, bibite, secchielli, retini, coperte, oli solari, ecc. L'altro gruppo è in immersione e si vedono i borsoni sparsi. Cominciamo a vestirci e preparare l'attrezzatura. Francesco ha una sorpresa: ha dimenticato il cappuccio della semistagna. Lo prendiamo per il c..o facendo riferimento alla necessità di raffreddare i suoi bollenti spiriti, oggi troverà la situazione giusta visto che l'acqua è ghiaccina. Francesco comincia a fare il giro degli altri sub questuando un cappuccio. Ottiene solo vaghe promesse visto che gli altri devono ancora entrare e poi sono giovani e un tantino diffidenti. Ha montato la macchina, la esibisce e questo gli vale una certa ammirazione da parte dei giovani. Forse un cappuccio lo rimedia. Data anche la nostra età forse glielo danno per paura che sotto schianti. Il gruppo dei lucchesi entra. Addio al cappuccio, a meno di aspettare la loro uscita.Vediamo bolle che si avvicinano, l'altro gruppo sta uscendo. Possibili cappucci in avvicinamento. Francesco comincia a placcarli. Sono 5/6 sub in assetto da combattimento ovvero: mute stagne in trilaminato, con sottomuta ad hoc, come potremo ammirare quando li stenderanno ad asciugare, guanti stagni, bibombola (?), senza fondelli, torce con canister un tantino più piccoli del mio 5 litri, ma di poco, uno ha persino la bussola. Mi meraviglio che non abbiano anche gli scooter. Li guardiamo stupiti e ammirati. Francesco adocchia i loro cappucci. Si avvcina con aria sociale e spara una battuta per fare il simpatico: “Heilà ragazzi come è la visibilità? Non ci avrete mica fatto sospensione?” Gelo. Più dell'acqua. Lo guardano con espressioni miste tra stupore, pena e un tantino, diciamolo, di disprezzo. Io che ho riconosciuto l'impostazione DIR del gruppo, quindi il loro culto del trim, posture, assetti, team, ecc. non so se schiantare a ridere o eclissarmi, decido per la seconda possibilità, lasciando Francesco da solo a confrontarsi con il gruppo in nero. Uno, per la verità, sfoggia una bellisima Dui mimetica. Francesco, vicino ai sessanta, da più di quaranta in acqua, totalmente e beatamente "ignorante" di didattiche, evoluzioni della subacquea tecnica, ecc.ecc., continua imperterrito a placcare il gruppo, sempre con il fine di scroccare loro un cappuccio. Una ragazza del gruppo lo guarda con aria aggressiva, sembra che stia decidendo dove morderlo, poi pensando all'età del nostro, coriaceo, e poco appetibile, desiste, gli scocca solo uno sguardo che è un programma. Forse gli ricorda anche suo padre o il nonno. Fracesco non si scompone minimamente: “ Heilà ragazzi non avete un cappuccio da prestarmi?” Capiscono che è inoffensivo, non ha intenti provocatori, ma vuole solo ramazzare un cappuccio e per questo fa il simpatico. Prendono tempo, dicono che forse vogliono fare un secondo tuffo (con quei bibo, lì ne possono fare una quindicina a testa), mi chiedo a quale scopo, dato che non c'è altro da vedere che non lo si possa fare abbondantemente in 40 minuti, ma...de gustibus. Mi chiedo che miscela usino per quel fondo: che siano in trimix? Probabilmente temono che gli perda il cappuccio, che vale quanto tutta la mia attrezzatura al completo. Forse pensano all'Alzheimer. Però capiscono che il nostro non desisterà e non riusciranno a levarselo dalle balle. Cedono e gli danno il sospirato cappuccio. Gli sguardi sono di pena e, diciamolo, un tantino di disprezzo per questi vecchietti pezzenti. Ho colto degli sguardi verso la mia attrezzatura, la mia mutina di m...a, come dice Francesco, il mio bombolino. La bombola di Mauro poi è uno spettacolo e nell'acqua fa bolle dappertutto. Francesco ritorna soddisfatto e mi dice: “Quante storie quelli per darmi un cappuccio di m...a che è pure leggero”. Sto per rotolarmi in terra. Entriamo in acqua, non è freddissima, si sta bene, la visibilità è buona, scendiamo e cominciamo a pinneggiare leggermente, la luce è bella anche se negli strati vicino alla superficie c'è sospensione, comincamo a scattare, il mio flash fa le bizze e uso la luce naturale. Francesco prova varie inquadrature. Ci inoltriamo nel torrente là dove scorre tra due pareti di roccia, riemergiamo dopo il ponte: l'ambiente è davvero particolare e bello. Sto bene, sono totalmente rilassato, l'immersione è totalmente rilassante, facile, senza problemi. Anche i due amici stanno bene e hanno l'aria contenta. Ho solo un po' freddo alle mani, Francesco alla testa e dice che quel cappuccio non vale una cicca. “Ragazzi si ritorna?”. Rientriamo e continuiamo a scattare, bellissimi gli effetti della luce sui sassi che formano il fondo del laghetto all'inizio dell'orrido. Riemergiamo, sono passati i classici 40 minuti circa, ci scambiamo impressioni. Francesco sperava in maggiore visibilità negli strati superiori per fotografare il ponte e il torrente con la macchina semi-immersa. Richiamiamo il resto della banda per mangiare i panini. Mio figlio esibisce uno stuolo di rane e girini nel suo secchiello, è deluso perchè l'altro anno aveva preso anche una biscia. Le fanciulle si crogiolano al sole, appunto come bisce. Si mangia, si parla e si scherza. Il gruppo dei lucchesi, l'istruttrice in particolare, viene a chiacchierare con noi. Il gruppo in nero sta per conto suo. Dopo un po' mi metto a giocare con i ragazzi. Ci godiamo questa splendida giornata. Non abbiamo rimpianto minimamente i nostri tuffi marini. Mi sono divertito parecchio per il tuffo e tutto il contorno. Il tempo passa e ci si inoltra nel pomeriggio. Il gruppo in nero è il primo ad andarsene, tutti ordinati, devono fare un tot di viaggi ciascuno per portare su tutta l'attrezzatura. Francesco che ha restituito il prezioso cappuccio, li guarda insieme a noi con un sorrisetto divertito, mi confessa che non capisce perchè si siano portati giù tutta quella roba, per lui totalmente inutile, gli descrivo approssimativamente il loro approccio, ma in realtà non lo capisco molto neppure io, che sono un fervente assertore di scegliere l'attrezzatura adattandola in base al tipo di tuffo, luogo, periodo, ecc, Io sono contento del nostro tuffo e so che noi risaliremo leggeri in una sola volta e questo mi basta e avanza. Oggi si sono confrontate alla Scesta due impostazioni della subaquea, molto diverse. E' il bello di questa disciplina. Ognuno va in acqua come gli pare. Per tutti il piacere di immergersi, tutto il resto è un mezzo non il fine. Almeno così è per me. Saluti dal vostro Polpetto.
domenica 24 giugno 2012
Stop alla pesca del corallo in Toscana
Non ancora lo stop completo, ma inzio di regolamentazione:
Stop della Regione alla pesca del corallo, riprenderà solo a partire dal 2014
Firenze, 1 giugno 2012 - Sospesa fino al 31 dicembre 2013 la
pesca del corallo, mentre dal 1 gennaio 2014 dovranno
essere rispettate nuove e precise regole. Si attende ora il via
del consiglio regionale per questa importante novità.
Si potra' raccogliere il corallo solo oltre i 60 metri di
profondita'; non si potranno pescare rami con un diametro alla base
inferiore ad 8 millimetri, con una tolleranza del 5 per
cento sul peso dell'intero pescato; lo si potra' fare solo
a mano e saranno vietati sulle barche dispositivi per l'ispezione a
distanza dei fondali.
E' tutto nel regolamento che la giunta regionale ha licenziato il 28 maggio e gia' inviato in Consiglio regionale. Entrera' in vigore appena pubblicato sul Burt.
''Si tratta di un primo stralcio - spiega l'assessore all'agricoltura e alla pesca, Gianni Salvadori - del nuovo regolamento sulla pesca in Toscana''.
L'allarme era stato lanciato poco piu' di due mesi fa e le maggiori preoccupazioni avevano riguardato le acque davanti alle coste livornesi, soprattutto dopo la Capitaneria, in assenza di norme diverse da quelle nazionali, aveva concesso un paio di licenze per la pesca. Tra Antignano e Quercianella, caso unico nel Mediterraneo, il corallo si trova infatti gia' a quindici metri di profondita'.
Ma i coralli del mare toscano, peraltro diversi da quelli della Corsica o della Sardegna, sono per lo piu' piccoli e la raccolta senza alcun paletto avrebbe potuto metterne a rischio la stessa sopravvivenza o comunque ridurne l'estensione, vista la crescita di per se' lentissima.
''La sospensione della raccolta per un anno - sottolinea Salvadori - permettera' di dare ossigeno ai nostri fondali ma ci dara' anche tempo e modo di attivare uno studio scientifico specifico sull'attuale distribuzione e consistenza del corallo rosso in Toscana, in modo da adeguare, se necessario, ulteriormente le regole per la pesca, affinche' sia sostenibile per l'ecosistema e l'ambiente''.
Le nuove regole toscane si adeguano alle raccomandazioni europee gia' espresso ad Ajaccio, non molto tempo fa, dalla commissione generale della pesca nel Mediterraneo della Fao.
Quindi dal 1 gennaio 2014: 1) Raccolta vietata nel mare antistante la Toscana fino a 60 metri di profondita'; 2) Vietato il prelievo di rami di corallo rosso con un diametro alla base inferiore ad 8 millimetri. E' consentita la presenza, nel pescato complessivo, del solo 5 per cento (in peso) di rami inferiori a tale diametro; 3) Il prelievo puo' essere effettuato solo manualmente, per mezzo di piccozze o malepeggio; 4) Sulle imbarcazioni in appoggio e' sempre vietato tenere a bordo qualsiasi strumento destinato all'ispezione a distanza di fondali come il remotely operated vehicle (Rov).
E' tutto nel regolamento che la giunta regionale ha licenziato il 28 maggio e gia' inviato in Consiglio regionale. Entrera' in vigore appena pubblicato sul Burt.
''Si tratta di un primo stralcio - spiega l'assessore all'agricoltura e alla pesca, Gianni Salvadori - del nuovo regolamento sulla pesca in Toscana''.
L'allarme era stato lanciato poco piu' di due mesi fa e le maggiori preoccupazioni avevano riguardato le acque davanti alle coste livornesi, soprattutto dopo la Capitaneria, in assenza di norme diverse da quelle nazionali, aveva concesso un paio di licenze per la pesca. Tra Antignano e Quercianella, caso unico nel Mediterraneo, il corallo si trova infatti gia' a quindici metri di profondita'.
Ma i coralli del mare toscano, peraltro diversi da quelli della Corsica o della Sardegna, sono per lo piu' piccoli e la raccolta senza alcun paletto avrebbe potuto metterne a rischio la stessa sopravvivenza o comunque ridurne l'estensione, vista la crescita di per se' lentissima.
''La sospensione della raccolta per un anno - sottolinea Salvadori - permettera' di dare ossigeno ai nostri fondali ma ci dara' anche tempo e modo di attivare uno studio scientifico specifico sull'attuale distribuzione e consistenza del corallo rosso in Toscana, in modo da adeguare, se necessario, ulteriormente le regole per la pesca, affinche' sia sostenibile per l'ecosistema e l'ambiente''.
Le nuove regole toscane si adeguano alle raccomandazioni europee gia' espresso ad Ajaccio, non molto tempo fa, dalla commissione generale della pesca nel Mediterraneo della Fao.
Quindi dal 1 gennaio 2014: 1) Raccolta vietata nel mare antistante la Toscana fino a 60 metri di profondita'; 2) Vietato il prelievo di rami di corallo rosso con un diametro alla base inferiore ad 8 millimetri. E' consentita la presenza, nel pescato complessivo, del solo 5 per cento (in peso) di rami inferiori a tale diametro; 3) Il prelievo puo' essere effettuato solo manualmente, per mezzo di piccozze o malepeggio; 4) Sulle imbarcazioni in appoggio e' sempre vietato tenere a bordo qualsiasi strumento destinato all'ispezione a distanza di fondali come il remotely operated vehicle (Rov).
La vicenda: all'inizio del 2012 due corallari sardi avevano ottenuto la licenza per pescare il corallo sulla cigliata di Calafuria tanto cara a noi sub e a quanti amano il mare. Sembrava che le licenze concesse fossero in tutto 15. La barca dei due corallari sardi è stata all'opera sul ciglio per un bel pò di giorni, tra l'indignazione di quanti amano questo tratto di costa e il mare in generale. Si possono leggere gli articoli riguardanti questa triste storia sul Tirreno on line e vedere anche l'appello che quel giornale organizzò e che ha contribuito alla decisione della Regione Toscana successiva, con la raccolta di firme perchè fosse applicata la normativa che non consenta e/o limiti di pescare il corallo entro una data batimetrica, in Sardegna ottanta metri, come recitano anche le normative europee.
Articolo del Tirreno:
venerdì 5 agosto 2011
Un tuffo da solo...
Sì, sono andato a fare un tuffo da solo. Ho fatto una cosa pericolosissima……che mi ha insinuato dentro un virus tremendo, una malattia cronica con sintomi davvero insidiosi che danno strane sensazioni. Mi ricordo quei giorni, ormai tanto tempo fa’. Mi sono sentito subito diverso: andavo in acqua senza prima dover fare decine di telefonate ad amici vecchi e nuovi per trovare uno disposto a venire con me in acqua, ottenendo risposte del tipo: “No, non posso mi dispiace”, “Non so, devo sentire mia moglie”, “..Ma il tempo come sarà?”, “…Ma si va lì? Andiamo invece là!”, “..Ma io non ho la bombola carica”, “Ho gli erogatori a riparare”, ecc. ecc. E non è finita qui, nel caso in cui riuscivo a fissare l’uscita, mi toccava, non di rado, dover aspettare quel qualcuno in una piazzola, su una banchina, su uno scoglio, per mezze ore, se andava bene, o aspettarlo a casa e sentirsi poi dire, ovviamente all’ultimo minuto, che non poteva perché aveva una leggera raucedine alla gola, il bambino aveva vomitato, la moglie era incazzata e voleva andare all’Ikea, il capo ufficio lo aveva tirannizzato, aveva un’occasione imperdibile con una tipa conosciuta da poco, ecc.ecc. Quindi nisba. E io, che avevo una voglia matta di andare in acqua, la pelle mi si stava seccando, venivo da una settimana difficile e aspettavo quel tuffo con ansia, mi ritrovavo con niente. Sarà per la prossima volta. Allora ho pensato: ne ho le palle piene di dipendere dagli altri, di aspettare, fare file, al cinema, al ristorante o alla mensa, e questo anche nel tempo libero e allora ho deciso di andare da solo. Per non essere ipocrita devo anche dire che ne ho sempre avuto un pò voglia, perché sono un individualista. Non amo troppo i trenini ciuf-ciuf della subacquea moderna, i diving, gruppi vari, circoli e compagnia bella, sono predestinato a fare da solo. Ma presa la decisione ricordo che ero timoroso, mi rammento i pensieri e le sensazioni che mi frullavano per la testa quel giorno. E proverò a raccontarli:
… Mi hanno detto: “Fai una cosa pericolosa, tremenda”, “Non si fa”, “E’ una cazzata enorme”, “Sei un’incosciente, un morituro, un onanista, ecc. ecc” Ma io, che ho centinaia e centinaia di immersioni sul groppone, che prima andavo in apnea ad infilzare qualche pescetto rigorosamente da solo, mi ripeto che, forse, la cosa non è così terribile, è fattibile, penso di poter usare il mio cervello, non quello degli altri, compagni, guide, istruttori, diving che siano, e non fare grosse cazzate, come non ne ho mai fatte. Prometto a me stesso che rimarrò rigorosamente in…. 3 metri d’acqua, in modo che alzando la mano posso uscire e salvarmi, porto tre erogatori, tre bombole, due computer, tre coltelli, due pedagni, tre palloni, ecc. Mi sono allenato a chiudermi i rubinetti in tutti i modi persino usando le dita dei piedi! Sono emozionato come al primo appuntamento. Come sarà? Che mi succederà? Sarà bello? Sarà pericoloso? Oddio che cosa stò facendo? Mia moglie rimarrà vedova, i miei figli orfani! Che diranno i miei amici, quelli istruttori, guide, general manager, o semplici pipponi ? Padi, Ssi, Nase, Fipsas e compagnia bella, mi staranno vedendo? (Ndr. GUE non c’era e poi un GUE non ha di questi pensieri, non gli vengono, beati loro!) Sarò additato a pubblico ludibrio! Ma ormai la decisione si è insinuata inesorabilmente. Non si può più tornare indietro e sento un misto di apprensione, paura (?), ma anche una sottile sensazione di piacere tipica di quando si sta per fare qualcosa di nostro, che ci fa uscire dal branco, e che poggia sulla domanda da tempo sopita: ma se tutte queste preoccupazioni e divieti fossero cazzate? Capisco che la sicurezza va insegnata, inculcata quando si inizia, ma dopo, l’esperienza di anni la si butta nel cesso? E se dietro ci fosse l’intento, e qui i pensieri persecutori si sprecano, da parte di una serie di “benpensanti” di farmi rimanere nel branco, che non divenga autonomo, continui a pagare quote per uscite, corsi, viaggi, cene e pranzi ecc ? Per Bacco! Guido da solo, di notte, sulla Modena Firenze quando c’è la nebbia e i camion che cercano di uccidermi, cammino in centro città e attraverso la strada senza problemi, sono persino andato di notte in stazione, mangio ai fast-food, che mi può succedere? Ho preparato una lettera di addio alla famiglia nella quale chiedo scusa, che lascio in macchina. E’ fatta. Vado. Mi sono tranquillizzato. Dopo un controllo accuratissimo entro nell’acqua. E’ una giornata bellissima, sole, mare piatto: stare a casa sarebbe stato un assassinio. Sto seduto sul solito scoglio che mi ha visto fare centinaia di tuffi con i miei amici e sento il sole su di me e ascolto il mare. A chi mi vede entrare da solo e me ne chiede ragione invento scuse, "Il mio compagno mi sta aspettando sotto", "Provo uno strumento e rimango in mezzo metro", "E' per 5 minuti", ecc…un po’ mi vergogno come se stessi facendo una cosa che non si fà. E perché mai? Potenza dei condizionamenti! Una volta sotto, entrando piano, piano in attesa del coccolone che non arriva, comincio a pinneggiare e…che strano, mi concentro solo su me stesso, la mia attrezzatura, non devo controllare nessuno, non perdo nessuno, guardo i miei strumenti, decido dove andare e visto che quella zona la conosco molto bene mi muovo facilmente, finalmente stabilisco a che quota stare e la mantengo, accidenti! Sto proprio bene, provo paura? No, anzi mi rilasso veramente come non mi succedeva da tempo, accidenti, mi volto per vedere dove è il mio compagno, ma che stupido! Non devo cercare nessuno. Mi godo il mare! Mi fermo tutto il tempo che desidero per fotografare un branco di corvine che entra ed esce da una spacca e loro si abituano alla mia presenza, non c’è nessuno che fa rumore o movimenti inconsulti facendomele scappare. Cerco e raccolgo conchiglie. Che meraviglia! Nessuno mi fa segno di andare di qua o di là, mi mette fretta. Mi sento quasi in colpa. Sforo anche abbondantemente i tre metri stabiliti, forse avevo esagerato, e non mi succede niente, continuo a stare bene e ad essere concentrato su di me e il mare! Che bella sensazione! Ma una parte di me aspetta che si realizzi la prevista serie di catastrofi che mi hanno sempre paventato i fan del coppia diving, i fanatici della sicurezza, ovvero: rottura, nell’ordine, dei primi stadi, ovviamente entrambi, poi anche dei secondi e della guarnizione del collo della bombola, con svuotamento immediato della medesima, perdita della maschera, attorcigliamento a cime di varia grandezza, malori di tutti i tipi, attacco della piovra gigante … niente! Non succede niente e tutto fila liscio. Quasi mi dispiace! Mi ero convinto che sarebbe successo qualche dannato imprevisto, minimo di rimanere senz’aria, e che senza l’aiuto del compagno, detto “buddy”(ndr. pensare che essendo tutti i miei abituali soci d’immersione eterosessuali, all’inizio ho frainteso e ho persino avuto paura di dovermi cercare un compagno “diverso”), mi sarebbe occorso un terribile incidente. Nel mio immaginario il mio eroico compagno svolgeva con un gesto sinuoso la sua frusta lazzo di 7 metri e me la offriva salvandomi con la sua aria. Niente, non succede niente, non ho bisogno di niente e di nessuno, continuo il mio tuffo in tranquillità e pieno rilassamento, spostando la mia attenzione da me al mare e ritorno. Che pace. Trovo pesci e mi diverto ad osservarli. Stabilisco tranquillamente di rientrare perché è passato un bel po’ di tempo. Riemergo e sono contento come un bambino di questa esperienza. Ma a chi racconterò queste sensazioni? Peccato non le potrò condividere con un compagno. Ma no, che dico, sono stato contagiato dall’era di internet, face book, forum, chat? Della condivisione a tutti i costi, magari dei cazzi propri? Della negazione dell’intimità? Le potrò condividere con il compagno più intimo che ho..me stesso e non le dimenticherò facilmente, perché le sto provando intensamente. Con gli altri è un’altra cosa e le due situazioni possono stare bene insieme. Così..alla prossima…soli o in compagnia!
Ps. Dedicato a tutti coloro che amano il mare e la subacquea soli o accompagnati. Per chi inizia la raccomandazione di non avere fretta e ricordarsi che i tuffi in solitaria non sono ancora per loro, nel caso che ne fossero attratti. Per tutti, me per primo, quella di usare sempre quello strumento subacqueo e non che si chiama cervello, sia quando siamo da soli che in compagnia. Una stretta di tentacoli dal vostro polpetto!!
martedì 26 luglio 2011
Scesta
Mare brutto ormai da troppo tempo, con il Libeccio che non da tregua, presi dallo sconforto io e Mauro abbiamo deciso, Sabato, di andare a fare un tuffo in un torrente di montagna, un posto che ci da grande sicurezza circa il risultato, dal momento che ci siamo già stati.
Mauro poi è di casa visto che abita ad un quarto d'ora da lì. Nella speranza che il Libeccio non fosse arrivato anche in Garfagnana......Il torrente è la Scesta, affluente della Lima, vicino a Bagni di Lucca. L'ambientazione è veramente bella, con il torrente che passa tra pareti a strapionbo e vegetazione rigogliosa, partendo da un laghetto che sembra uscire da un libro delle fiabe.
Dalla strada statale, si attraversa un vecchio ponte medievale, denominato Ponte Nero e fatto risalire al 1300, accanto ad una cappellina e ci si inoltra nella foresta per un sentiero che porta giù al torrente: già lo si intravede dall'alto con splendidi giochi di luce dovuti al sole che filtra tra le foglie degli alberi, se la giornata è bella. La nostra non lo era molto perchè era tutto coperto e sembrava dovesse piovere da un momento all'altro, poi, gradualmente, il cielo si è aperto e abbiamo avuto anche un pò di sole.
Con noi la mia famiglia al completo e la moglie di Mauro, il torrente infatti offre a tutti motivi di interesse: per mio figlio, per esempio, la possibilità di cercare ed osservare rane, girini, pesci, bisce, ecc.
L'acqua era trasparente con una temperatura di circa 13 gradi, abbiamo usato un'attrezzatura agile, ovvero il bombolino da 5 litri, più che sufficente per i circa 40/45 minuti che dura l'immersione, tra il tempo trascorso sotto e quello nei tratti dove si emerge per godere dello splendido paesaggio. Mute semistagne con rinforzi di vari sottomuta, io, ahimè, con guanti estivi, ovvero bucherellati.
Splendido tuffo, veramente godibile, per me un pò di freddo alle mani ed ero poco piombato, ma davvero bello. L'unica pecca: che non c'era molto sole e quindi abbiamo avuto pochi dei giochi di luce che questo luogo regala.
Usciti dall'acqua abbiamo mangiato lì e via...contenti al punto che ci sono tornato ieri da solo come sub e con la famiglia!
Un saluto dal vostro Polpetto!
Mauro poi è di casa visto che abita ad un quarto d'ora da lì. Nella speranza che il Libeccio non fosse arrivato anche in Garfagnana......Il torrente è la Scesta, affluente della Lima, vicino a Bagni di Lucca. L'ambientazione è veramente bella, con il torrente che passa tra pareti a strapionbo e vegetazione rigogliosa, partendo da un laghetto che sembra uscire da un libro delle fiabe.
Dalla strada statale, si attraversa un vecchio ponte medievale, denominato Ponte Nero e fatto risalire al 1300, accanto ad una cappellina e ci si inoltra nella foresta per un sentiero che porta giù al torrente: già lo si intravede dall'alto con splendidi giochi di luce dovuti al sole che filtra tra le foglie degli alberi, se la giornata è bella. La nostra non lo era molto perchè era tutto coperto e sembrava dovesse piovere da un momento all'altro, poi, gradualmente, il cielo si è aperto e abbiamo avuto anche un pò di sole.
Con noi la mia famiglia al completo e la moglie di Mauro, il torrente infatti offre a tutti motivi di interesse: per mio figlio, per esempio, la possibilità di cercare ed osservare rane, girini, pesci, bisce, ecc.
L'acqua era trasparente con una temperatura di circa 13 gradi, abbiamo usato un'attrezzatura agile, ovvero il bombolino da 5 litri, più che sufficente per i circa 40/45 minuti che dura l'immersione, tra il tempo trascorso sotto e quello nei tratti dove si emerge per godere dello splendido paesaggio. Mute semistagne con rinforzi di vari sottomuta, io, ahimè, con guanti estivi, ovvero bucherellati.
Splendido tuffo, veramente godibile, per me un pò di freddo alle mani ed ero poco piombato, ma davvero bello. L'unica pecca: che non c'era molto sole e quindi abbiamo avuto pochi dei giochi di luce che questo luogo regala.
Usciti dall'acqua abbiamo mangiato lì e via...contenti al punto che ci sono tornato ieri da solo come sub e con la famiglia!
Un saluto dal vostro Polpetto!
domenica 27 febbraio 2011
Elviscott
Siamo all'Elba, per un "ponte", io con famiglia al seguito, il mio amico Mauro e un gruppo di sub lucchesi, bombolari e apneisti. Dopo due giorni e 4 immersioni con un diving di marina di campo, carine e compagnia piacevole, il sottoscritto comincia a sentire il bisogno impellente di un tuffo da solo! Dopo aver riflettuto circa le possibilità offerte, opto per il relitto di Pomonte, l'Elviscott, raggiungibile dalla spiaggia, totalmente rilassante (12 metri massimo), con la possibilità di portare la famigliola con me e lasciarla sulla spiaggia, attutendo i miei sensi di colpa. E' deciso, affitto un bel 12 litri alla "modica" cifra di 15 euro, prezzi elbani, e via. La mattina, pioviscola e questo mi dispiace per la famigliola, ma è utile per trovare il parcheggio davanti alla spiaggetta di sassi e cambiarsi comodo, comodo. Arriviamo e non c'è molta gente, solo gli apneisti lucchesi che hanno avuto la mia stessa idea e fanno pesca sub. Mi preparo e vado in acqua lasciando la famigliola sulla spiaggia speranzosa in qualche raggio di sole. Il mare è calmo, procedo in superficie sino allo scoglio dell'Ogliera tenendo il gruppo a plancetta e quando sono sopra e comincio a vedere, prima i diversi pezzi staccati del relitto, poi la parte più estesa, monto il gruppo e scendo. La visibilità non è male, oltre 10 metri, sono solo, non c'è nessuno e mi rilasso: tante castagnole, palle di saraghetti, comincio a girare intorno al relitto, che giace sulla sabbia, dopo aver assicurato il mio pallone a un supporto dello scafo, per essere più libero nei movimenti e segnalare la mia presenza. Si sta benissimo, l'acqua è calda, "una goduria", giro intorno alcune volte, poi comincio a ispezionarlo, dentro è vuoto, grande, c'è pesce, tre belle corvine sono sotto delle lamiere e mi guardano non preoccupate, è probabile che siano abituate alla gente, una cerniola si intana, tanti saraghetti. Trovo una bella ciprea che qualche polpo si è mangiato da poco. Sto veramente bene, entro nel relitto che ha ampie aperture, c’è luce, ma non sufficiente per creare dei giochi, peccato che fuori non c’è il sole perché altrimenti sarebbe ancora più bello, ma del resto non ho la macchina fotografica. Ogni tanto lascio il relitto per andare all’Ogliera e alle isolette di posidonia dove c’è altro pesce. Il tempo passa, ma stante la bassa profondità ho tanta aria; dopo una quarantina di minuti, vedo un sub in superficie in apnea e poco dopo sento il motore di una barca, un altro arriva con le bombole. Fine della pace e inizio del secondo capitolo. Sento il rumore della catena dell’ancora che scende, la barca è grande, poi un rumore diverso: ha calato l’ancora sul relitto e l’ha agganciato! Mette i motori in dietro per staccarsi, rumore di ferro, e così va verso il mio pallone che è lì proprio al centro e che ha ignorato completamente! Lo guardo dal basso e non ci posso credere! Ha sparato un’ancora dentro un relitto che è adagiato su un fondo di sabbia di pochi metri, visibilissimo dalla superficie, una grossa barca con mare calmo che solo il peso dell’ancora con la catena terrebbe l’ancoraggio e ha preso il mio pallone, quel pallone che sicuramente nei corsi che i suoi istruttori fanno, insegnano a non avvicinare. Perché sì, si tratta della barca di un diving! Infatti stanno arrivando un buon numero di sub. Sono arrabbiato, passo dal relax totale alla rabbia. Che faccio? Vado su e li mando a quel paese! La rabbia è soprattutto perché ha turbato la mia pace, oltre che per l’immane idiozia, povero Elviscott se tutti facessero così… chissà cosa rimarrebbe, e la pericolosità del gesto. Stacco il mio pallone, che non si è rotto, e me ne vado, non ho voglia di litigare ed essendo una barca del posto dubito che servirebbe a qualche cosa, oltre che come sfogo. Rientro piano piano tra le isole di posidonia, cercando di sbollire. Non devo farmi rovinare questo tuffo da gente come questa: ahimè, la subacquea attuale è anche questo. Mi rilasso nuovamente nel rientro, il mare mi offre tanti soggetti da osservare, alzo gli occhi alla superficie e vedo che piove. Meglio rientrare, mi aspettano. Ciao Pomonte, voglio tornare in notturna!
P.S. Fuori ci sono gli apneisti che erano sul relitto e mi raccontano che la barca nella manovra ha rischiato di prenderli, ignorando anche il loro pallone. Il Diving è ancora sul punto, lo riconosco: è uno di quelli che fa la pubblicità più pressante sulla rete, anche con mail, sulle riviste, con l’equipaggio tutti fighetti con la camicina uguale. Farò loro una buona pubblicità… Un saluto dal vostro Polpetto.
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