Sornione, solitario, timido, ma molto attento...

venerdì 5 agosto 2011

Un tuffo da solo...

Sì, sono andato a fare un tuffo da solo. Ho fatto una cosa pericolosissima……che mi ha insinuato dentro un virus tremendo, una malattia cronica con sintomi davvero insidiosi che danno strane sensazioni. Mi ricordo quei giorni, ormai tanto tempo fa’. Mi sono sentito subito diverso: andavo in acqua senza prima dover fare decine di telefonate ad amici vecchi e nuovi per trovare uno disposto a venire con me in acqua, ottenendo risposte del tipo: “No, non posso mi dispiace”, “Non so, devo sentire mia moglie”, “..Ma il tempo come sarà?”, “…Ma si va lì? Andiamo invece là!”, “..Ma io non ho la bombola carica”, “Ho gli erogatori a riparare”, ecc. ecc. E non è finita qui, nel caso in cui riuscivo a fissare l’uscita, mi toccava, non di rado, dover aspettare quel qualcuno in una piazzola, su una banchina, su uno scoglio, per mezze ore, se andava bene, o aspettarlo a casa e sentirsi poi dire, ovviamente all’ultimo minuto, che non poteva perché aveva una leggera raucedine alla gola, il bambino aveva vomitato, la moglie era incazzata e voleva andare all’Ikea, il capo ufficio lo aveva tirannizzato, aveva un’occasione imperdibile con una tipa conosciuta da poco, ecc.ecc. Quindi nisba. E io, che avevo una voglia matta di andare in acqua, la pelle mi si stava seccando, venivo da una settimana difficile e aspettavo quel tuffo con ansia, mi ritrovavo con niente. Sarà per la prossima volta. Allora ho pensato: ne ho le palle piene di dipendere dagli altri, di aspettare, fare file, al cinema, al ristorante o alla mensa, e questo anche nel tempo libero e allora ho deciso di andare da solo. Per non essere ipocrita devo anche dire che ne ho sempre avuto un pò voglia, perché sono un individualista. Non amo troppo i trenini ciuf-ciuf della subacquea moderna, i diving, gruppi vari, circoli e compagnia bella, sono predestinato a fare da solo. Ma presa la decisione ricordo che ero timoroso, mi rammento i pensieri e le sensazioni che mi frullavano per la testa quel giorno. E proverò a raccontarli:

… Mi hanno detto: “Fai una cosa pericolosa, tremenda”, “Non si fa”, “E’ una cazzata enorme”, “Sei un’incosciente, un morituro, un onanista, ecc. ecc” Ma io, che ho centinaia e centinaia di immersioni sul groppone, che prima andavo in apnea ad infilzare qualche pescetto rigorosamente da solo, mi ripeto che, forse, la cosa non è così terribile, è fattibile, penso di poter usare il mio cervello, non quello degli altri, compagni, guide, istruttori, diving che siano, e non fare grosse cazzate, come non ne ho mai fatte. Prometto a me stesso che rimarrò rigorosamente in…. 3 metri d’acqua, in modo che alzando la mano posso uscire e salvarmi, porto tre erogatori, tre bombole, due computer, tre coltelli, due pedagni, tre palloni, ecc. Mi sono allenato a chiudermi i rubinetti in tutti i modi persino usando le dita dei piedi! Sono emozionato come al primo appuntamento. Come sarà? Che mi succederà? Sarà bello? Sarà pericoloso? Oddio che cosa stò facendo? Mia moglie rimarrà vedova, i miei figli orfani! Che diranno i miei amici, quelli istruttori, guide, general manager, o semplici pipponi ? Padi, Ssi, Nase, Fipsas e compagnia bella, mi staranno vedendo? (Ndr. GUE non c’era e poi un GUE non ha di questi pensieri, non gli vengono, beati loro!) Sarò additato a pubblico ludibrio! Ma ormai la decisione si è insinuata inesorabilmente. Non si può più tornare indietro e sento un misto di apprensione, paura (?), ma anche una sottile sensazione di piacere tipica di quando si sta per fare qualcosa di nostro, che ci fa uscire dal branco, e che poggia sulla domanda da tempo sopita: ma se tutte queste preoccupazioni e divieti fossero cazzate? Capisco che la sicurezza va insegnata, inculcata quando si inizia, ma dopo, l’esperienza di anni la si butta nel cesso? E se dietro ci fosse l’intento, e qui i pensieri persecutori si sprecano, da parte di una serie di “benpensanti” di farmi rimanere nel branco, che non divenga autonomo, continui a pagare quote per uscite, corsi, viaggi, cene e pranzi ecc ? Per Bacco! Guido da solo, di notte, sulla Modena Firenze quando c’è la nebbia e i camion che cercano di uccidermi, cammino in centro città e attraverso la strada senza problemi, sono persino andato di notte in stazione, mangio ai fast-food, che mi può succedere? Ho preparato una lettera di addio alla famiglia nella quale chiedo scusa, che lascio in macchina. E’ fatta. Vado. Mi sono tranquillizzato. Dopo un controllo accuratissimo entro nell’acqua. E’ una giornata bellissima, sole, mare piatto: stare a casa sarebbe stato un assassinio. Sto seduto sul solito scoglio che mi ha visto fare centinaia di tuffi con i miei amici e sento il sole su di me e ascolto il mare. A chi mi vede entrare da solo e me ne chiede ragione invento scuse, "Il mio compagno mi sta aspettando sotto", "Provo uno strumento e rimango in mezzo metro", "E' per 5 minuti", ecc…un po’ mi vergogno come se stessi facendo una cosa che non si fà. E perché mai? Potenza dei condizionamenti! Una volta sotto, entrando piano, piano in attesa del coccolone che non arriva, comincio a pinneggiare e…che strano, mi concentro solo su me stesso, la mia attrezzatura, non devo controllare nessuno, non perdo nessuno, guardo i miei strumenti, decido dove andare e visto che quella zona la conosco molto bene mi muovo facilmente, finalmente stabilisco a che quota stare e la mantengo, accidenti! Sto proprio bene, provo paura? No, anzi mi rilasso veramente come non mi succedeva da tempo, accidenti, mi volto per vedere dove è il mio compagno, ma che stupido! Non devo cercare nessuno. Mi godo il mare! Mi fermo tutto il tempo che desidero per fotografare un branco di corvine che entra ed esce da una spacca e loro si abituano alla mia presenza, non c’è nessuno che fa rumore o movimenti inconsulti facendomele scappare. Cerco e raccolgo conchiglie. Che meraviglia! Nessuno mi fa segno di andare di qua o di là, mi mette fretta. Mi sento quasi in colpa. Sforo anche abbondantemente i tre metri stabiliti, forse avevo esagerato, e non mi succede niente, continuo a stare bene e ad essere concentrato su di me e il mare! Che bella sensazione! Ma una parte di me aspetta che si realizzi la prevista serie di catastrofi che mi hanno sempre paventato i fan del coppia diving, i fanatici della sicurezza, ovvero: rottura, nell’ordine, dei primi stadi, ovviamente entrambi, poi anche dei secondi e della guarnizione del collo della bombola, con svuotamento immediato della medesima, perdita della maschera, attorcigliamento a cime di varia grandezza, malori di tutti i tipi, attacco della piovra gigante … niente! Non succede niente e tutto fila liscio. Quasi mi dispiace! Mi ero convinto che sarebbe successo qualche dannato imprevisto, minimo di rimanere senz’aria, e che senza l’aiuto del compagno, detto “buddy”(ndr. pensare che essendo tutti i miei abituali soci d’immersione eterosessuali, all’inizio ho frainteso e ho persino avuto paura di dovermi cercare un compagno “diverso”), mi sarebbe occorso un terribile incidente. Nel mio immaginario il mio eroico compagno svolgeva con un gesto sinuoso la sua frusta lazzo di 7 metri e me la offriva salvandomi con la sua aria. Niente, non succede niente, non ho bisogno di niente e di nessuno, continuo il mio tuffo in tranquillità e pieno rilassamento, spostando la mia attenzione da me al mare e ritorno. Che pace. Trovo pesci e mi diverto ad osservarli. Stabilisco tranquillamente di rientrare perché è passato un bel po’ di tempo. Riemergo e sono contento come un bambino di questa esperienza. Ma a chi racconterò queste sensazioni? Peccato non le potrò condividere con un compagno. Ma no, che dico, sono stato contagiato dall’era di internet, face book, forum, chat? Della condivisione a tutti i costi, magari dei cazzi propri? Della negazione dell’intimità? Le potrò condividere con il compagno più intimo che ho..me stesso e non le dimenticherò facilmente, perché le sto provando intensamente. Con gli altri è un’altra cosa e le due situazioni possono stare bene insieme. Così..alla prossima…soli o in compagnia!

Ps. Dedicato a tutti coloro che amano il mare e la subacquea soli o accompagnati. Per chi inizia la raccomandazione di non avere fretta e ricordarsi che i tuffi in solitaria non sono ancora per loro, nel caso che ne fossero attratti. Per tutti, me per primo, quella di usare sempre quello strumento subacqueo e non che si chiama cervello, sia quando siamo da soli che in compagnia. Una stretta di tentacoli dal vostro polpetto!!