Sornione, solitario, timido, ma molto attento...
martedì 7 agosto 2012
Ritorno alla Scesta
Poiché il mare si è alzato e il Libeccio rende impossibile le consuete immersioni di fine settimana, io e due dei miei soci abituali, Mauraccio e Francesco, quest'ultimo vecchio e bravo foto sub, decidiamo di andare a fare un tuffo in torrente. E' un sito conosciuto da molto tempo, suggestivo e molto bello. Siamo in Garfagnana, fra monti e boschi. Mauro abita lì vicino. L'approccio all'immersione è tipico del nostro gruppo e della nostra filosofia d'immersione: faranno parte della spedizione oltre noi tre, "sub vecchietti", mia moglie, mio figlio dodicenne con un amico, la mamma dell'amico, mia figlia grande e una sua amica, ovvero un'armata Brancaleone molto colorata e allegra. Ognuno ha un suo compito preciso, noi il tuffo, poi panini e un po' di fresco, chiacchiere e cazzate varie, per mio figlio e il suo amico, ricerca di rane, girini, bisce ecc., le signore sia quelle più giovani che le più mature, stare al fresco e prendere il sole sullo spiazzo davanti al laghetto che il torrente forma. L'attrezzatura rispecchia ancora la nostra filosofia d'immersione: il sottoscritto muta umida 5mm monopezzo (di una marca distribuita da una nota e diffusa catena di articoli sportivi, muta famosa per avere un potere di protezione termica alquanto scarsuccio), più shorty e canottiera di neoprene, guanti 3 mm, gav ricreativo molto leggero, bombolino 5 litri, non del tutto carico, erogatore, torcetta, macchina fotografica. Dalla mia sacca escono anche alcuni retini per la pesca del girino e un secchiello, che nessuna didattica consiglia e tanto meno rende obbligatori. Mauro e Francesco usano semistagna, gav ricreativi leggeri, Mauro una bombolaccia in alluminio di circa 7 litri, che perde aria da turtte le parti, Francesco un 15 litri con 100 bar dentro. Va ricordato che per arrivare al torrente dalla strada dove si parcheggia le macchine, si deve fare un bel sentiero che passa nel bosco, si attraversa un ponte del 1300, e si scende facendo alcuni passaggi piuttosto ripidi. Quindi più leggeri siamo, meglio è. Il sentiero è suggestivo con lame di luce che filtrano attraverso le foglie degli alberi e creano giochi sull'acqua azzurra. Abbiamo scelto di arrivare verso mezzogiorno proprio per poter fotografare con questa luce. Questo in particolare Francesco che è bravo, e si porta appresso la sua Nikon D300 scafandrata con fish eye e flashes, ma anche per me che sono molto più scarso e vado di compatta Canon. Mauro ha lasciato a casa la sua macchina, non so perchè, dato che anche lui è assai bravino. Il tuffo durerà circa 40/45 minuti al massimo. Il tratto del torrente da utilizzare è di circa 150 metri, profondità massima 8/9 metri, larghezza 3/4 metri al massimo, il fondo è spoglio, la bellezza è data dalla luce e dalla limpideza dell'acqua, pesci pochi e piccoli, in alcuni punti si riemerge per vedere e fotografare il torrente tra le rocce e il ponte dal basso. Un rivoletto di acqua forma il tratto del torrente in cui ci si può imergere e ritorna ad essere un rivoletto all'uscita dell'orrido. Quando arriviamo giù troviamo altri due gruppi di sub. Noi non passiamo inosservati, data la composizione della carovana. Ci sono una decina di sub di Lucca, che vengono per la prima volta, li accompagna un'istruttrice che noi conosciamo da precedenti frequentazioni della costa livornese. Alcuni di loro sono, ad occhio, primi gradi o giù di lì e sono emozionati all'idea di fare il tuffo, per molti di loro, il primo, in torrente. Salutiamo e diciamo le cazzate di rito. La nostra carovana si comincia a distribuire sullo spiazzo davanti al laghetto, sparpagliando dappertutto materiale di varia natura, subacqueo, ma anche sacche termiche di panini, bibite, secchielli, retini, coperte, oli solari, ecc. L'altro gruppo è in immersione e si vedono i borsoni sparsi. Cominciamo a vestirci e preparare l'attrezzatura. Francesco ha una sorpresa: ha dimenticato il cappuccio della semistagna. Lo prendiamo per il c..o facendo riferimento alla necessità di raffreddare i suoi bollenti spiriti, oggi troverà la situazione giusta visto che l'acqua è ghiaccina. Francesco comincia a fare il giro degli altri sub questuando un cappuccio. Ottiene solo vaghe promesse visto che gli altri devono ancora entrare e poi sono giovani e un tantino diffidenti. Ha montato la macchina, la esibisce e questo gli vale una certa ammirazione da parte dei giovani. Forse un cappuccio lo rimedia. Data anche la nostra età forse glielo danno per paura che sotto schianti. Il gruppo dei lucchesi entra. Addio al cappuccio, a meno di aspettare la loro uscita.Vediamo bolle che si avvicinano, l'altro gruppo sta uscendo. Possibili cappucci in avvicinamento. Francesco comincia a placcarli. Sono 5/6 sub in assetto da combattimento ovvero: mute stagne in trilaminato, con sottomuta ad hoc, come potremo ammirare quando li stenderanno ad asciugare, guanti stagni, bibombola (?), senza fondelli, torce con canister un tantino più piccoli del mio 5 litri, ma di poco, uno ha persino la bussola. Mi meraviglio che non abbiano anche gli scooter. Li guardiamo stupiti e ammirati. Francesco adocchia i loro cappucci. Si avvcina con aria sociale e spara una battuta per fare il simpatico: “Heilà ragazzi come è la visibilità? Non ci avrete mica fatto sospensione?” Gelo. Più dell'acqua. Lo guardano con espressioni miste tra stupore, pena e un tantino, diciamolo, di disprezzo. Io che ho riconosciuto l'impostazione DIR del gruppo, quindi il loro culto del trim, posture, assetti, team, ecc. non so se schiantare a ridere o eclissarmi, decido per la seconda possibilità, lasciando Francesco da solo a confrontarsi con il gruppo in nero. Uno, per la verità, sfoggia una bellisima Dui mimetica. Francesco, vicino ai sessanta, da più di quaranta in acqua, totalmente e beatamente "ignorante" di didattiche, evoluzioni della subacquea tecnica, ecc.ecc., continua imperterrito a placcare il gruppo, sempre con il fine di scroccare loro un cappuccio. Una ragazza del gruppo lo guarda con aria aggressiva, sembra che stia decidendo dove morderlo, poi pensando all'età del nostro, coriaceo, e poco appetibile, desiste, gli scocca solo uno sguardo che è un programma. Forse gli ricorda anche suo padre o il nonno. Fracesco non si scompone minimamente: “ Heilà ragazzi non avete un cappuccio da prestarmi?” Capiscono che è inoffensivo, non ha intenti provocatori, ma vuole solo ramazzare un cappuccio e per questo fa il simpatico. Prendono tempo, dicono che forse vogliono fare un secondo tuffo (con quei bibo, lì ne possono fare una quindicina a testa), mi chiedo a quale scopo, dato che non c'è altro da vedere che non lo si possa fare abbondantemente in 40 minuti, ma...de gustibus. Mi chiedo che miscela usino per quel fondo: che siano in trimix? Probabilmente temono che gli perda il cappuccio, che vale quanto tutta la mia attrezzatura al completo. Forse pensano all'Alzheimer. Però capiscono che il nostro non desisterà e non riusciranno a levarselo dalle balle. Cedono e gli danno il sospirato cappuccio. Gli sguardi sono di pena e, diciamolo, un tantino di disprezzo per questi vecchietti pezzenti. Ho colto degli sguardi verso la mia attrezzatura, la mia mutina di m...a, come dice Francesco, il mio bombolino. La bombola di Mauro poi è uno spettacolo e nell'acqua fa bolle dappertutto. Francesco ritorna soddisfatto e mi dice: “Quante storie quelli per darmi un cappuccio di m...a che è pure leggero”. Sto per rotolarmi in terra. Entriamo in acqua, non è freddissima, si sta bene, la visibilità è buona, scendiamo e cominciamo a pinneggiare leggermente, la luce è bella anche se negli strati vicino alla superficie c'è sospensione, comincamo a scattare, il mio flash fa le bizze e uso la luce naturale. Francesco prova varie inquadrature. Ci inoltriamo nel torrente là dove scorre tra due pareti di roccia, riemergiamo dopo il ponte: l'ambiente è davvero particolare e bello. Sto bene, sono totalmente rilassato, l'immersione è totalmente rilassante, facile, senza problemi. Anche i due amici stanno bene e hanno l'aria contenta. Ho solo un po' freddo alle mani, Francesco alla testa e dice che quel cappuccio non vale una cicca. “Ragazzi si ritorna?”. Rientriamo e continuiamo a scattare, bellissimi gli effetti della luce sui sassi che formano il fondo del laghetto all'inizio dell'orrido. Riemergiamo, sono passati i classici 40 minuti circa, ci scambiamo impressioni. Francesco sperava in maggiore visibilità negli strati superiori per fotografare il ponte e il torrente con la macchina semi-immersa. Richiamiamo il resto della banda per mangiare i panini. Mio figlio esibisce uno stuolo di rane e girini nel suo secchiello, è deluso perchè l'altro anno aveva preso anche una biscia. Le fanciulle si crogiolano al sole, appunto come bisce. Si mangia, si parla e si scherza. Il gruppo dei lucchesi, l'istruttrice in particolare, viene a chiacchierare con noi. Il gruppo in nero sta per conto suo. Dopo un po' mi metto a giocare con i ragazzi. Ci godiamo questa splendida giornata. Non abbiamo rimpianto minimamente i nostri tuffi marini. Mi sono divertito parecchio per il tuffo e tutto il contorno. Il tempo passa e ci si inoltra nel pomeriggio. Il gruppo in nero è il primo ad andarsene, tutti ordinati, devono fare un tot di viaggi ciascuno per portare su tutta l'attrezzatura. Francesco che ha restituito il prezioso cappuccio, li guarda insieme a noi con un sorrisetto divertito, mi confessa che non capisce perchè si siano portati giù tutta quella roba, per lui totalmente inutile, gli descrivo approssimativamente il loro approccio, ma in realtà non lo capisco molto neppure io, che sono un fervente assertore di scegliere l'attrezzatura adattandola in base al tipo di tuffo, luogo, periodo, ecc, Io sono contento del nostro tuffo e so che noi risaliremo leggeri in una sola volta e questo mi basta e avanza. Oggi si sono confrontate alla Scesta due impostazioni della subaquea, molto diverse. E' il bello di questa disciplina. Ognuno va in acqua come gli pare. Per tutti il piacere di immergersi, tutto il resto è un mezzo non il fine. Almeno così è per me. Saluti dal vostro Polpetto.
domenica 24 giugno 2012
Stop alla pesca del corallo in Toscana
Non ancora lo stop completo, ma inzio di regolamentazione:
Stop della Regione alla pesca del corallo, riprenderà solo a partire dal 2014
Firenze, 1 giugno 2012 - Sospesa fino al 31 dicembre 2013 la
pesca del corallo, mentre dal 1 gennaio 2014 dovranno
essere rispettate nuove e precise regole. Si attende ora il via
del consiglio regionale per questa importante novità.
Si potra' raccogliere il corallo solo oltre i 60 metri di
profondita'; non si potranno pescare rami con un diametro alla base
inferiore ad 8 millimetri, con una tolleranza del 5 per
cento sul peso dell'intero pescato; lo si potra' fare solo
a mano e saranno vietati sulle barche dispositivi per l'ispezione a
distanza dei fondali.
E' tutto nel regolamento che la giunta regionale ha licenziato il 28 maggio e gia' inviato in Consiglio regionale. Entrera' in vigore appena pubblicato sul Burt.
''Si tratta di un primo stralcio - spiega l'assessore all'agricoltura e alla pesca, Gianni Salvadori - del nuovo regolamento sulla pesca in Toscana''.
L'allarme era stato lanciato poco piu' di due mesi fa e le maggiori preoccupazioni avevano riguardato le acque davanti alle coste livornesi, soprattutto dopo la Capitaneria, in assenza di norme diverse da quelle nazionali, aveva concesso un paio di licenze per la pesca. Tra Antignano e Quercianella, caso unico nel Mediterraneo, il corallo si trova infatti gia' a quindici metri di profondita'.
Ma i coralli del mare toscano, peraltro diversi da quelli della Corsica o della Sardegna, sono per lo piu' piccoli e la raccolta senza alcun paletto avrebbe potuto metterne a rischio la stessa sopravvivenza o comunque ridurne l'estensione, vista la crescita di per se' lentissima.
''La sospensione della raccolta per un anno - sottolinea Salvadori - permettera' di dare ossigeno ai nostri fondali ma ci dara' anche tempo e modo di attivare uno studio scientifico specifico sull'attuale distribuzione e consistenza del corallo rosso in Toscana, in modo da adeguare, se necessario, ulteriormente le regole per la pesca, affinche' sia sostenibile per l'ecosistema e l'ambiente''.
Le nuove regole toscane si adeguano alle raccomandazioni europee gia' espresso ad Ajaccio, non molto tempo fa, dalla commissione generale della pesca nel Mediterraneo della Fao.
Quindi dal 1 gennaio 2014: 1) Raccolta vietata nel mare antistante la Toscana fino a 60 metri di profondita'; 2) Vietato il prelievo di rami di corallo rosso con un diametro alla base inferiore ad 8 millimetri. E' consentita la presenza, nel pescato complessivo, del solo 5 per cento (in peso) di rami inferiori a tale diametro; 3) Il prelievo puo' essere effettuato solo manualmente, per mezzo di piccozze o malepeggio; 4) Sulle imbarcazioni in appoggio e' sempre vietato tenere a bordo qualsiasi strumento destinato all'ispezione a distanza di fondali come il remotely operated vehicle (Rov).
E' tutto nel regolamento che la giunta regionale ha licenziato il 28 maggio e gia' inviato in Consiglio regionale. Entrera' in vigore appena pubblicato sul Burt.
''Si tratta di un primo stralcio - spiega l'assessore all'agricoltura e alla pesca, Gianni Salvadori - del nuovo regolamento sulla pesca in Toscana''.
L'allarme era stato lanciato poco piu' di due mesi fa e le maggiori preoccupazioni avevano riguardato le acque davanti alle coste livornesi, soprattutto dopo la Capitaneria, in assenza di norme diverse da quelle nazionali, aveva concesso un paio di licenze per la pesca. Tra Antignano e Quercianella, caso unico nel Mediterraneo, il corallo si trova infatti gia' a quindici metri di profondita'.
Ma i coralli del mare toscano, peraltro diversi da quelli della Corsica o della Sardegna, sono per lo piu' piccoli e la raccolta senza alcun paletto avrebbe potuto metterne a rischio la stessa sopravvivenza o comunque ridurne l'estensione, vista la crescita di per se' lentissima.
''La sospensione della raccolta per un anno - sottolinea Salvadori - permettera' di dare ossigeno ai nostri fondali ma ci dara' anche tempo e modo di attivare uno studio scientifico specifico sull'attuale distribuzione e consistenza del corallo rosso in Toscana, in modo da adeguare, se necessario, ulteriormente le regole per la pesca, affinche' sia sostenibile per l'ecosistema e l'ambiente''.
Le nuove regole toscane si adeguano alle raccomandazioni europee gia' espresso ad Ajaccio, non molto tempo fa, dalla commissione generale della pesca nel Mediterraneo della Fao.
Quindi dal 1 gennaio 2014: 1) Raccolta vietata nel mare antistante la Toscana fino a 60 metri di profondita'; 2) Vietato il prelievo di rami di corallo rosso con un diametro alla base inferiore ad 8 millimetri. E' consentita la presenza, nel pescato complessivo, del solo 5 per cento (in peso) di rami inferiori a tale diametro; 3) Il prelievo puo' essere effettuato solo manualmente, per mezzo di piccozze o malepeggio; 4) Sulle imbarcazioni in appoggio e' sempre vietato tenere a bordo qualsiasi strumento destinato all'ispezione a distanza di fondali come il remotely operated vehicle (Rov).
La vicenda: all'inizio del 2012 due corallari sardi avevano ottenuto la licenza per pescare il corallo sulla cigliata di Calafuria tanto cara a noi sub e a quanti amano il mare. Sembrava che le licenze concesse fossero in tutto 15. La barca dei due corallari sardi è stata all'opera sul ciglio per un bel pò di giorni, tra l'indignazione di quanti amano questo tratto di costa e il mare in generale. Si possono leggere gli articoli riguardanti questa triste storia sul Tirreno on line e vedere anche l'appello che quel giornale organizzò e che ha contribuito alla decisione della Regione Toscana successiva, con la raccolta di firme perchè fosse applicata la normativa che non consenta e/o limiti di pescare il corallo entro una data batimetrica, in Sardegna ottanta metri, come recitano anche le normative europee.
Articolo del Tirreno:
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