Immersione in solitaria: argomento intorno al quale aleggia un’atmosfera di pericolo, di proibito, ma soprattutto, per chi la pratica, di libertà, in un mondo in cui, anche nella subacquea, di libertà ne rimangono poche e tutto è massificato e monetizzato. L’argomento è uno di quelli contro il quale l’ideologia dei fautori della subacquea non autonoma, si spreca, evocando il fantasma delle peggiori disgrazie e catastrofi. Anticipo che quelle che seguono sono le miei riflessioni maturate dalla mia personale esperienza che mi fanno ritenere, per prima cosa, che l’immersione in solitaria non sia una pratica subacquea per chi inizia l’attività e/o per tutti. Lo dico subito perché non vorrei essere frainteso o suscitare facili entusiasmi e curiosità per un modo di andare in acqua che richiede esperienza e conoscenze tecniche nonchè attrezzature adeguate: un tuffo in solitaria non è improvvisato, ma programmato con attenzione rispetto al posto, tempi, condizioni meteo-marine, psicofisiche, ecc. Una premessa scontata: immergersi con amici sub conosciuti da tempo, con i quali ci si immerge regolarmente e se ne conosce l’esperienza, il livello (non il brevetto che ci dice poco o niente) ma il comportamento in acqua, la psicologia (cosa attendersi da loro) è cosa assai raccomandabile e piacevole, sotto i fattori: 1) sicurezza, 2) divertimento: chiacchiere subacquee, pranzi, cene, ecc., 3) emotivo: condivisione di emozioni legate alla comune passione, spinta a svolgere l’attività stessa con amici che ci telefonano, vengono a prenderti, organizzano viaggi, ecc., 4) economico: condivisione delle spese viaggio, ecc. ecc. Quindi moltissimi sub, me compreso, quando possono adottano le uscite di gruppo, organizzate professionalmente attraverso diving, circoli, ecc. o fra amici. Le immersioni in coppia, in gruppo possibilmente ristretto a non più di tre/quattro persone conosciute, autonome possono dare emozioni molto belle e si possono vedere cose che da soli si sarebbero perse (ma da soli si vedono cose che non si vedrebbero con compagni!) c’è più sicurezza, e condivisione. E’ chiaro a tutti che immergersi è un’attività che presenta dei rischi, dato che l’ambiente non ci è congeniale, sia che lo si faccia in uno, due, tre persone, in gruppo ecc., così come guidare l’auto, volare, arrampicarsi, ecc. Molte attività umane presentano rischi. Le persone possono cercare di evitarli completamente (impossibile) o limitarli. Personalmente quando non si presenta la possibilità di andare in acqua con persone/amici fidati, vado da solo. Non voglio essere ipocrita, ci sono anche dei giorni che ho proprio voglia di immergermi da solo e di godere del mare in una dimensione strettamente personale, in silenzio, rilassato, senza dovermi occupare di altri o stare a tempi e decisioni altrui, anche se di amici. "Solo diving" è diverso da andare in coppia, sono due situazioni diverse che comportano emozioni diverse e tecniche e attrezzature diverse, non è questione di meglio o peggio, ma di percezioni personali. Io da solo mi rilasso davvero, sto bene, non mi preoccupo, mentre se ho accanto qualcuno, una parte della mia attenzione va a lui, anche se quel qualcuno è da me conosciuto e so le sue capacità, in pratica mi preoccupo per lui e concentro la mia attenzione anche su di lui. Se sono solo mi concentro solo su di me, la mia attrezzatura, su quello che sto facendo o intendo fare e sul mare, adotto tempi e programmi miei. Allora provo un gran senso di libertà, di pace. Inoltre se non andassi da solo dovrei rinunciare a molti tuffi, perchè non sempre si trova un socio disponibile. Immersioni in due, al massimo tre/quattro persone sono sicuramente più sicure, come giustamente insegnano, ma solo se conosciamo veramente in acqua chi abbiamo accanto, non dai brevetti, se sono autonome nella gestione e le loro capacità sono pari o superiori alle nostre. Io non parlo di sistema di coppia perché è un termine generico, indiscriminato, che fa riferimento ad un qualsiasi compagno ti ritrovi accanto e questo non è elemento che apporta sicurezza di per sé in un’immersione, anzi rischia di aumentare i rischi non di eliminarli, a meno che prima di ogni immersione ci prendiamo un periodo, ovviamente in acqua, per conoscerci. A me è capitato di essere stato “portato in superficie” da uno sconosciuto compagno messomi accanto da un diving per un’immersione su un relitto in Liguria,con salto completo delle tappe deco, perché il mio sconosciuto compagno è andato nel panico in risalita attaccato alla cima (visibilità scarsissima), si è attaccato a me e mi ha sparato in superficie, senza sentire ragioni, poi si è scusato. Anche il Diving. In acqua non si può affidare/delegare la propria sicurezza a nessuno, tantomeno a chi non si conosce. Io mi fido dei miei compagni abituali d’immersione, ma non affido la mia vita a loro: in acqua anche se con compagno, si deve fare come se si fosse da soli, per quello che riguarda la nostra sicurezza, (per inciso: fareste tranquillamente un lungo viaggio in macchina con uno sconosciuto alla guida?).
Io, devo dirlo sinceramente, in gruppo "soffro": se mi mettete in un gruppo di un diving con qualcuno che mi guida, riesco ad adattarmi e a stare bene, ma soffro e dopo due/tre tuffi devo andare da solo. A mia “discolpa” devo dire che sono vecchiotto e abituato all'autogestione dei miei tuffi. Le emozioni delle mie solitarie sono semplicemente diverse da quelle in coppia/gruppo, per me insostituibili e quelle che, spesso, mi consentono il più intenso rapporto con il mare e di rilassarmi veramente concentrandomi su di me. Per fare foto è la dimensione ideale, posso stare 60 minuti in 10 metri quadri. Solo diving è libertà. Ma come sempre quando si parla di libertà bisogna affiancargli un’altra parola: responsabilità. E allora posso dire quali sono i miei criteri per ridurre i rischi delle mie immersioni in solitaria:
1) farle in posti conosciuti, dove ci si già immersi più volte e se ne conosce caratteristiche (io spesso le faccio da terra) 2) condizioni meteo-marine buone, 3) attrezzatura ridondante: bombolino oltre la fonte principale con scorta di aria conforme all’immersione pianificata, doppio primo stadio sulla bombola principale per me obbligatorio (ma anche non in solitaria!), pallone segna sub (da terra) + cazzillo e coltelli (fondamentali! Io sono stato più volte avvolticciolato dalle lenze), bussola (spesso ignorata da molti sub, IMHO a torto), anche doppio computer se non si conosce bene il fondale, maschera di scorta, 4) in curva o deco limitata in modo da svolgere un’immersione che consenta una risalita d’emergenza 5) ovviamente una buona condizione fisica e mentale (se non “ci si sente” lasciare perdere). Allenarsi ad utilizzare queste attrezzature, in particolare aprire chiudere i rubinetti, togliersi le bombole, ecc.
Vado in acqua da solo da quando pescavo in apnea, tanti anni fa, attualmente, da bombolaro, sono il 25/30% delle mie immersioni totali. Fino ad ora iIl problema più grosso che ho avuto..è stato quello di .trovare qualch'uno che mi chiudesse la cerniera posteriore della muta, ma sono consapevole che mi assumo rischi maggiori di quando vado con i miei “soci” abituali, sicuri e affidabili.
Posso dire che queste accortezze le applico attraverso la mia esperienza su di me da molto tempo e su di me hanno funzionato, almeno per ora. Non posso dire altro. Non voglio assolutamente che queste mie convinzioni e i comportamenti che ne derivano siano visti come modello per altri e li conducano ad attuare comportamenti che potrebbero essere pericolosi. Il mio intento nel proporre un argomento come questo è che la discussione possa servire ad aiutare chi fosse intenzionato ad andare in acqua da solo, in modo da farlo nel modo più sicuro. Questa è sempre una scelta personale e molti, che se ne dica, la fanno.
Andare da solo poi non è facile nè scontato, senza nessuno che ti spinge a farlo, è una dimensione molto personale, implica autonomia, passione e motivazione, non si fa per dimostrare niente a nessuno, non ci si vanta di farlo e, ripeto, non è per chi inizia. Implica anche una certa "psicologia" per la quale si è portati "a fare da se'", a non voler dipendere da gli altri, ad essere, appunto, autonomi. Ci sono persone che vanno in viaggio affidandosi ad agenzie che organizzano gruppi, altri che, se possono, fanno tutto da soli e vanno anche in viaggio da soli. Chi ha bisogno del gruppo e chi preferisce una dimensione più individuale per fare una passeggiata, per andare al cinema e così via. Sono aspetti, caratteristiche diverse della personalità degli individui, molte volte corrispondono anche a momenti diversi della nostra vita. C'è chi fa cose con gli altri e chi le fa da solo e molti in entrambi i modi. Non criticherei mai chi va in acqua in gruppo e non da solo, ci mancherebbe altro, ma mi indispone chi critica per principio, ideologicamentele, i sub "solitari".
Gli oppositori più drastici al solo diving, non raramente “benpensanti” che hanno motivi legati ad interessi, in quanto gestori di scuole e/o diving, guide, istruttori, o sub che ne parlano per sentito dire, sono molto duri nella loro critica all’immersione in solitaria: solo diving uguale morte. Non si vuole neppure discutere di questi argomenti. Si forniscono affermazioni assolute, “in acqua sempre con un compagno”, “la sicurezza avanti tutto”, che non tengono conto di nessuna variabile di esperienza. Si impongono regole ancor più assolute mutuate dai manuali delle didattiche che sono fatti, per portare tutti, chiunque, sottacqua, e le si continuano a dare come vangelo anche dopo i corsi di primo livello, pur sapendo che molti fanno immersioni con decompressione, sotto i 30 metri, si immergono da soli, si riparano l’attrezzatura, rientrano con meno di 50 bar, ma quest’ultima è una subacquea che va ignorata, non di mercato, non fa guadagnare soldi (le mie solo diving costano il prezzo di una ricarica d’aria), se è possibile va stroncata con altre regole/leggi sempre in nome della Sicurezza degli altri (per inciso: confrontate quanti incidenti e come avvengono nel nostro settore con quelli di altre attività simili come sci, arrampicata o i diffusissimi cicloturismo e calcio, quante persone muoiono per MDD o in solo diving nella subacquea ricreativa, compresa quella definita tecnica: i numeri sono decisamente bassi). Le regole sono più importanti dei ragionamenti, magari di quelle didattiche che sfornano istruttori con 50/100 immersioni sulle spalle e abbassano il numero di immersioni e l’età, nonché la durata del corso, per acquisire i plastichini di rito. Ora poi, si può rimandare tutto quello che esula dalla tecnica base più elementare ai Corsi Tecnici e così si scopre che alcune didattiche tecniche comprendono corsi di solo diving, che nelle immersioni tecniche il concetto di autogestione trova ampio spazio e viene insegnato.
Spesso si oppone come argomento definitivo al solo diving gli incidenti mortali nei quali incapperebbero molti sub solitari. Va detto chiaramente che in genere si tratta di speleosub in solo diving che fanno immersioni estreme e si immergono con profili decrompressivi molto sofisticati, non ci si riferisce al tipo di immersioni alle quali facevo riferimento con i criteri che indicavo. In una ricerca di Caruso JL, Uguccioni DM, Ellis JE, Dovenbarger JA, Bennett PB, pubblicata per il DAN nel 2003 e riferita ad incidenti occorsi dal 1992 al 2001 dal titolo “Buddy Versus Solo Diving in fatal recreational diving accidents” si esaminavano gli incidenti mortali che avevano riguardato sub da soli e si vedeva come spesso gli incidenti attribuiti a sub in solitaria, che ci sono non si può certo negarlo, molte volte in realtà riguardavano sub che si erano separati dal compagno, ma non che erano entrati in acqua da soli, anche se va riconosciuto che ce ne erano un certo numero anche da soli. Il sub che entra in acqua da solo, generalmente programma attentamente il suo tuffo. Circa la sicurezza data dalla presenza del compagno, siamo realmente sicuri che sia sempre così? Che il compagno sia veramente attento a noi, pronto e capace ad intervenire? O è soltanto una sicurezza psicologica che non sempre trova reale applicazione nella realtà? Ancora la cronaca ci riporta molti incidenti mortali avvenuti non solo con il compagno accanto, ma con l'intero gruppo vicino. Bisogna esercitarsi, fare esperienza e confidare nelle nostre capacità non in quelle degli altri. La pericolosità, è una vecchia storia, il sistema di coppia di per se non vuole dire assolutamente niente e può essere più pericoloso di un’immersione da solo, se non si conosce chi è in acqua con noi e le sue possibili reazioni. A profondità importanti l’apporto del compagno si riduce drasticamente per l’effetto della gestione della profondità, dei gas, ecc. e la cronaca ci dice che spesso i compagni non intervengono o se lo fanno rischiano la vita a loro volta e, in molti casi, la perdono. La sicurezza è argomento importante, ma usato non sempre in modo corretto e onesto. Francamente spiegatemi: ci si preoccupa giustamente di un'immersione in solitaria e non, per esempio di guidare dopo un tuffo in notturna, stanchi dall’immersione, magari dopo una cena abbondante con i compagni dove si è bevuto e stramangiato, pratiche che sono frequenti e simpaticissime, ma pericolose più di un’immersione in solitaria ben programmata. Su questo silenzio totale, niente appelli alla sicurezza, niente riflessioni o richiami dalle didattiche più o meno blasonate. Siamo coerenti. Bisogna usare sempre la testa. Da soli o in compagnia si deve pensare a quello che si fa e non si deve dimostrare niente a nessuno. All’estero rispetto alle immersioni in solitaria non c’è questo tipo di italico “proibilizionismo”, ma si è molto più pratici e se parla tranquillamente. In alcuni forum, tipo l'americano Scubaboard (circa 180000 iscritti) c'è un'apposita sezione Solo diving, che fa parte di quella denominata Technical Diving Specialties riferita ai vari tipi di immersioni tecniche, per parteciparci bisogna iscriversi specificatamente. All’interno ci si scambia esperienze ed informazioni circa l’immersione in solitario. Persino in PADI, qualche anno fa si rifletteva sulla possibilità di offrire corsi Solo diving. Gli americani notoriamente sono molto pragmatici e attenti agli affari, ma concludevano che non era, appunto, per tutti e la mettevano, di fatto, tra le immersioni tecniche. Ora SDI sta proponendo un corso solo diving ricreativo suscitando grande interesse. Concludendo queste mie riflessioni voglio dire che discutere su argomenti come questo può essere utile, non ignorarli come avviene o farne motivo di scontro, andare in acqua fa crescere, la discussione fa crescere, lo scambio di esperienze e di informazioni tecniche con altri sub su internet o altrove, fa diventare subacquei più consapevoli e più sicuri: io ho iniziato ad usare il bombolino confrontandomi con altri sub, stranieri che andavano in solitaria. Lo scopo di questo piccolo contributo è inoltre nella direzione di sostenere ed incentivare una subacquea autonoma ed evitare di essere obbligati tra qualche tempo ad immergersi solo accompagnati da una guida professionista, messi da un Diving in fila affiancati rigorosamente per due, per vedere due spirografi e una bavosa, in rigorosi 30’ a 18 metri, facendo sì-sì con la testa e con la promessa di una bella mangiata dello stesso livello dell’immersione. Un saluto dal vostro Polpetto!
Sornione, solitario, timido, ma molto attento...
Immersione in solitaria
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