Sornione, solitario, timido, ma molto attento...

Boa segna sub

 

Propongo una riflessione su questo "bistrattato" strumento per l'attività subacquea, basata sulla mia esperienza, sperando che possa essere utile ad altri, dal momento che ho capito che molti sub non lo usano abitualmente. Sono un sub che fa almeno un centinaio, dei suoi tuffi annuali, da riva in mare, in autonomia, avendo la fortuna di poter andare sulla cigliata di Livorno in breve tempo, a Calafuria, e avendo poco tempo a disposizione. Le immersioni da terra implicano, in molti casi, che sono autogestite e quindi la necessità di portarsi dietro il pallone. A questo proposito va ricordato che la normativa, non certo toscana, ma nazionale, implica l’obbligo di segnalarsi con apposito galleggiante munito di bandiera e rimanere entro 50 metri dalla verticale, ne consegue che anche se si scende da una barca munita di bandiera, se ci si allontana da questa 50 metri dalla verticale sussiste sempre l’obbligo di portarsi a presso una boa di segnalazione. Nel mio caso, a parte l’obbligo (la capitaneria non scherza e la multa è da 1000 a 3000 euro), farlo ha una serie di motivazioni e utilizzazioni: di sicurezza perchè ci si allontana almeno 200 metri dalla riva in superficie per raggiungere la cigliata e le mire sulle quali scendere, essendo una zona molto trafficata, il pallone evita, almeno si spera, di essere travolti da natanti; una volta arrivati sulle mire ci muoviamo lungo la cigliata per molto più di 50 metri (facendo lunghi percorsi), così il pallone deve venire con noi; lasciarlo all’inizio dell’immersione va bene se si fanno corsi, altrimenti non è praticabile: la nostra capitaneria è attenta e controlla le bolle dalla superficie e ferma la gente (vi assicuro che passano spesso sulla cigliata, dato che in certi giorni ci sono centinaia di sub in acqua), inoltre si dovrebbe tornare a cercare il pallone alla fine dell’immersione, cosa che con il "torbo" non è il massimo; sempre in caso di acqua torbida il pallone fa sì che colui che lo porta, spesso si tratta della guida, faccia da riferimento per gli altri che in caso di smarrimento risalgono in superficie vanno sul pallone e riscendono lungo la cima su colui che lo porta ricongiungendosi al gruppo (si evita che tutti debbano risalire e il risultato è sicuro). Quando mi immergo in solitaria il pallone funge da “plancetta” e vi attacco, per il tratto in superficie, macchina fotografica, lampada, bombolino da 5 litri, ciò mi permette di non dovermi vestire sugli scogli, ma in acqua con indubbi vantaggi; il pallone serve anche come pallone da decompressione e spesso mi ci attacco durante il rientro, navigando a quota fissa per smaltire la deco. Che portarlo con se sia un rompimento è senz’altro vero, se c’è forte corrente in particolare è come avere un “tonno all’amo”, bisogna evitare che si attacchi ai cigli o si ingarbugli ad altri palloni ecc., ma se si è abituati diventa normale e si affinano le tecniche sia di brandeggio (seguire la corrente di cui è un ottimo indicatore, tenerlo in trazione, ecc.), che proprio nella scelta del materiale. Molti sub adoperano "spool o reel", per me, riferito sempre alla boa di segnalazione (non al pedagno per il quale uso uno spool con moschettone a due luci), non uso né l’uno né l’altro, in quanto non servono al caso mio (il reel si ingarbuglia e si brandeggia male, quelli grossi sono pesanti, lo spool è proprio inservibile) dovendo gestire almeno 50-60 metri di sagola di un certo spessore (mai spessori fini che si ingarbugliano e non tengono la verticale), e gestirlo anche a 40-45 metri di profondità (si va sempre per alcuni tratti sotto i 35 metri); così uso un avvolgi sagola di plastica da pesca sub piuttosto grande con la maniglia in mezzo in modo che possa contenere agevolmente tanta sagola, va accuratamente bucato in modo che divenga neutro e non galleggi, il pallone che uso è a siluro, molto robusto perché deve reggere trazioni non indifferenti, quindi con camera d’aria separata dal rivestimento, piombato perche tenga la verticale. Questo attrezzo si tiene bene in mano, è leggero, facile svolgere e avvolgere la cima, senza che esca dal rocchetto come avviene per gli altri attrezzi, se lo tieni orizzontale ci navighi. Nel mio caso è sagolato con una cima di circa un metro ad un lato, che attacco con un moschettone alla torcia che tengo al polso (quando pescavo in apnea il pallone si sagolava al fucile) in modo che non debba tenerlo sempre in mano o, attaccato addosso, che è ancor più pericoloso, ma lo possa staccare o lasciare, così mi rimane accanto ad una certa distanza, o tagliare velocemente se fosse preso dall’elica di una barca. Provare per credere. Spesso sulla cigliata i palloni sono tanti e….,a volte, saltano i delfini! Un saluto dal vostro Polpetto.

3 commenti:

  1. Dove sono finite tutte queste buone motivazioni...e dove tutti i buoni comportamenti menzionati..e le tecniche...????
    Ahahahahahahah....che tempi..!!!

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  2. Ogni cosa a suo tempo...mio caro!

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