Siamo all'Elba, per un "ponte", io con famiglia al seguito, il mio amico Mauro e un gruppo di sub lucchesi, bombolari e apneisti. Dopo due giorni e 4 immersioni con un diving di marina di campo, carine e compagnia piacevole, il sottoscritto comincia a sentire il bisogno impellente di un tuffo da solo! Dopo aver riflettuto circa le possibilità offerte, opto per il relitto di Pomonte, l'Elviscott, raggiungibile dalla spiaggia, totalmente rilassante (12 metri massimo), con la possibilità di portare la famigliola con me e lasciarla sulla spiaggia, attutendo i miei sensi di colpa. E' deciso, affitto un bel 12 litri alla "modica" cifra di 15 euro, prezzi elbani, e via. La mattina, pioviscola e questo mi dispiace per la famigliola, ma è utile per trovare il parcheggio davanti alla spiaggetta di sassi e cambiarsi comodo, comodo. Arriviamo e non c'è molta gente, solo gli apneisti lucchesi che hanno avuto la mia stessa idea e fanno pesca sub. Mi preparo e vado in acqua lasciando la famigliola sulla spiaggia speranzosa in qualche raggio di sole. Il mare è calmo, procedo in superficie sino allo scoglio dell'Ogliera tenendo il gruppo a plancetta e quando sono sopra e comincio a vedere, prima i diversi pezzi staccati del relitto, poi la parte più estesa, monto il gruppo e scendo. La visibilità non è male, oltre 10 metri, sono solo, non c'è nessuno e mi rilasso: tante castagnole, palle di saraghetti, comincio a girare intorno al relitto, che giace sulla sabbia, dopo aver assicurato il mio pallone a un supporto dello scafo, per essere più libero nei movimenti e segnalare la mia presenza. Si sta benissimo, l'acqua è calda, "una goduria", giro intorno alcune volte, poi comincio a ispezionarlo, dentro è vuoto, grande, c'è pesce, tre belle corvine sono sotto delle lamiere e mi guardano non preoccupate, è probabile che siano abituate alla gente, una cerniola si intana, tanti saraghetti. Trovo una bella ciprea che qualche polpo si è mangiato da poco. Sto veramente bene, entro nel relitto che ha ampie aperture, c’è luce, ma non sufficiente per creare dei giochi, peccato che fuori non c’è il sole perché altrimenti sarebbe ancora più bello, ma del resto non ho la macchina fotografica. Ogni tanto lascio il relitto per andare all’Ogliera e alle isolette di posidonia dove c’è altro pesce. Il tempo passa, ma stante la bassa profondità ho tanta aria; dopo una quarantina di minuti, vedo un sub in superficie in apnea e poco dopo sento il motore di una barca, un altro arriva con le bombole. Fine della pace e inizio del secondo capitolo. Sento il rumore della catena dell’ancora che scende, la barca è grande, poi un rumore diverso: ha calato l’ancora sul relitto e l’ha agganciato! Mette i motori in dietro per staccarsi, rumore di ferro, e così va verso il mio pallone che è lì proprio al centro e che ha ignorato completamente! Lo guardo dal basso e non ci posso credere! Ha sparato un’ancora dentro un relitto che è adagiato su un fondo di sabbia di pochi metri, visibilissimo dalla superficie, una grossa barca con mare calmo che solo il peso dell’ancora con la catena terrebbe l’ancoraggio e ha preso il mio pallone, quel pallone che sicuramente nei corsi che i suoi istruttori fanno, insegnano a non avvicinare. Perché sì, si tratta della barca di un diving! Infatti stanno arrivando un buon numero di sub. Sono arrabbiato, passo dal relax totale alla rabbia. Che faccio? Vado su e li mando a quel paese! La rabbia è soprattutto perché ha turbato la mia pace, oltre che per l’immane idiozia, povero Elviscott se tutti facessero così… chissà cosa rimarrebbe, e la pericolosità del gesto. Stacco il mio pallone, che non si è rotto, e me ne vado, non ho voglia di litigare ed essendo una barca del posto dubito che servirebbe a qualche cosa, oltre che come sfogo. Rientro piano piano tra le isole di posidonia, cercando di sbollire. Non devo farmi rovinare questo tuffo da gente come questa: ahimè, la subacquea attuale è anche questo. Mi rilasso nuovamente nel rientro, il mare mi offre tanti soggetti da osservare, alzo gli occhi alla superficie e vedo che piove. Meglio rientrare, mi aspettano. Ciao Pomonte, voglio tornare in notturna!
P.S. Fuori ci sono gli apneisti che erano sul relitto e mi raccontano che la barca nella manovra ha rischiato di prenderli, ignorando anche il loro pallone. Il Diving è ancora sul punto, lo riconosco: è uno di quelli che fa la pubblicità più pressante sulla rete, anche con mail, sulle riviste, con l’equipaggio tutti fighetti con la camicina uguale. Farò loro una buona pubblicità… Un saluto dal vostro Polpetto.
Sornione, solitario, timido, ma molto attento...
domenica 27 febbraio 2011
Elviscott
Un incontro inaspettato
Una domenica mattina di Agosto, il mare batte un pò, onda lunga, il giorno prima era bruttino e non ci sono molti sub in giro, noi, io e mio socio Ste, entriamo, zona Calafuria, e andiamo subito alla cigliata: la visibilità è veramente non male se si esclude i primi metri e sotto costa, c'è corrente che ci porta verso Grosseto e il pesce è in movimento, in mangianza, subito dentici sul pianoro e tanto pesce in giro, una cernia si intana; ci facciamo il primo grottino verso Calafuria, il grottone, con il soliti corallo e aragoste, un grosso dentice è in caccia sulla cigliata, poi proseguiamo verso il grottino del boccale, e risaliamo verso il Pianoro dove conosciamo una bella buca di corvine: ci sono. Riprendiamo verso la costa con una buona corrente e molto soddisfatti del tuffo. Abbiamo con noi gli scafandri vuoti delle Canon, Ste perchè il suo era caduto la volta prima e lo voleva ricollaudare senza macchina, io perchè il mio è nuovo di zecca, e la mia custodia mi regala subito una sorpresa: una bella quantità di condensa all'interno! Sotto, siamo arrivati sui 40, era freddo. Giramento a non finire che per un momento mette in ombra l'immersione, veramente bella fino a quel momento. Siamo sotto costa a scaricarci in 5 metri d'acqua, al nostro solito muretto, io che penso alla maledetta custodia; quando sento Ste che suona lo shecker a distesa. La visibilità sotto non è buona come al largo e mi chiedo che cosa ha visto, è a 10/15 metri da me con la mano destra indica qualche cosa davanti a lui, vedo una ombra grande, mi sto avvicinando a lui e all'ombra e vedo chiaramente, non lo squalo volpe che in quesi giorni era stato avvistato a largo, ma una...AQUILA DI MARE! Rimango, rimaniamo esterefatti!Ci guardiamo l'un l'altro mentre l'animale vola aggraziato lungo il pezzo di costa davanti a noi muovendo le sue ali e la lunga coda a seguito e sparisce. Larghezza, a occhio, un metro e mezzo, coda molto più lunga del corpo il classico musetto a punta. Ridiamo nelle maschere, Ste fa il gesto di sbattere la custodia vuota della sua Canon sugli scogli, ma siamo consapevoli che con il digitale difficilmente l'avremmo fermata, data la sua velocità e il poco tempo che ci ha concesso. Il ricordo rimarrà dentro di noi, tanto più bello perchè inatteso, nelle nostre acque, non in Mar Rosso o in altri posti esotici dove le avevamo già incontrate, ma nel nostro amatissimo e generoso mare! Fuori raccontiamo l'incontro a un nostro amico che è rimasto a prendere il sole con la moglie e a gli altri sub che erano incerti se tuffarsi e..subito si tuffano. Avvertiamo anche un paio di compagni che di solito si aggregano, ma quel giorno hanno pensato bene di fare altre cose! Fortuna? Anche, ma il mare è generoso e in movimento perchè vivo, sta a noi frequentarlo e lui ci regala questi incontri. Prossimamente lo squalo volpe?
p.s. Io, che sono un sub solitario, in questo caso ho apprezzato l'immersione con compagno, non solo perche Ste lo è da 35 anni circa, e ci fidiamo e capiamo al volo, ma perchè se non mi indicava lui l'aquila io... pensavo allo scafandro! Un saluto dal vostro Polpetto.
Notturna di fine Settembre
Notturna infrasettimanale sulla costa livornese, un giovedì sera di fine settembre: ci troviamo alle sette e mezza/otto, dopo il lavoro, serata stupenda, tramontone rosso con la Gorgona e Capraia che si mostrano all’orizzonte, uno spicchio di Corsica si intravede dietro Capraia. Mare piatto, ci raduniamo alla spicciolata. Paolo è venuto ad aprire il Circolo per noi, il vecchio Triton, e preparerà qualcosa di buono da mangiare per chi si vorrà trattenere dopo il tuffo; ci vestiamo, io, Mauro e Piero, un amico di Lucca, poi arrivano altri due, Roberto e Michele, dalla provincia di Pisa, in ritardo: è ovvio che uno di loro porterà la boa con il lampeggiante. Proteste e risate. In tre scenderemo con le macchine fotografiche, abbiamo fatto altre notturne di recente e sappiamo che potremo fare ottimi incontri. Ci allontaniamo da riva e pinneggiamo lentamente verso il largo. Le mire sono più incerte di notte, ma qualcosa si vede, luci allineate sopra i tetti, e poi il posto lo conosciamo davvero benino…; quando scendiamo ci accorgiamo che sotto c’è una discreta corrente che ci spinge verso sud, correggiamo pedalando con decisione e rientriamo su un grottino passante che è un nostro riferimento: troviamo subito un calamaro che sfugge di corsa, poi cominciamo a scendere verso il fondo e attendiamo di vedere qualche alicia mirabilis, sappiamo che in quel punto ce ne sono diverse. Così è. Ne incontriamo subito una, poi un’altra e un’altra ancora, belle, piegate dalla corrente con la chioma che fluttua, vere signore della notte. Nel proseguo dell’immersione ne troveremo altre due. Scattiamo le foto, ma c’è troppa corrente e anche una certa sospensione, il vento dal nord, che tira in questi giorni, non pulisce il mare, anche se lo rende calmo sotto costa. Piero, che guida il gruppo, ci chiama e vediamo un grosso grongo in libera che avanza incurante di noi, lo fotografiamo, ma la sospensione non aiuta. Scendiamo lungo la parete e nelle spaccature il corallo è tutto aperto, fiorito, con i polipi protesi nella corrente, qualche antenna di aragosta si affaccia: una ha le antenne “spelate”. Fa freddino, il vento di tramontana ha rinfrescato rispetto alla notturna della settimana scorsa, così non scendiamo al piede della cigliata, ma rimaniamo sui 30 metri. L’atmosfera è magica, i coni delle torce illuminano e creano un ambiente molto suggestivo. Spengo la mia torcia e ammiro la luminescenza. Non vogliamo accumulare troppa deco e saliamo. Qualche seppiolina si mostra, saraghi e tanute rimangono abbagliati, Roberto prende in mano una triglia. Rientriamo piano, piano sul pianoro e puntiamo verso al nostro punto di partenza, incontrando ancora un’alicia, altre seppioline e molto pesce, che si lascia avvicinare abbacinato. Quando usciamo siamo tutti contenti. Un altro gruppo di Lucca esce poco dopo di noi, ci scambiamo commenti. Si sta bene. Mentre riponiamo l’attrezzatura va avanti lo scambio di impressioni. Paolo ha preparato la tavola, tutti si apprestano a mangiare continuando a parlare del tuffo. Io, che sono quello che sta più lontano, non posso fermarmi e riparto, domani il lavoro mi aspetta. Peccato, sarà per un’altra volta. Intanto mi godo, come i miei compagni, la magia e pienezza di una situazione come questa, il ricordo della quale ci accompagnerà a lungo. Un saluto dal vostro Polpetto.
Voglia di nuovi siti: l'arco naturale
Il vostro polpettone, qualche tempo fa, una domenica, con due dei suoi soci abituali, bravi “anche se pisani”, se ne è andato a Calafuria per il consueto, gustoso, tuffetto di fine settimana. La giornata era ottima, calda: un sole timido, il mare buono con uno scirocchetto che prometteva bene in quanto a visibilità. Così ci siamo cambiati con calma e preparati “a modino” e abbiamo fatto la solita domanda: oggi dove andiamo? Io ero dolorante per una caduta dal motorino, con un piede malconcio, ma eravamo tutti e tre vogliosi di situazioni nuove, per cui abbiamo deciso: andiamo verso sud, contro lo scirocchetto e vediamo se finalmente troviamo quell’arco naturale che sappiamo esserci e che qualcuno dei nostri compagni di circolo ha trovato. Avevamo indicazioni approssimative per arrivarci da sotto, nessuna mira da sopra, anche perché l'arco naturale non è una meta consueta per i sub e i diving che operano nella zona. Quindi avremmo effettuato un'immersione da terra un pò impegnativa, in quanto oltre la solita lunga pinneggiata in superficie (300/400 metri), con corrente contraria che ci avrebbe fatto arrivare su una mira conosciuta utile per l’affondata, una volta sotto, sapevamo di dover proseguire per un bel pezzetto e cercare l'arco su un fondale intorno ai 35/40 metri, la deco, inevitabilmente, sarebbe stata più o meno sostanziosa. Così siamo partiti decisi e contenti. Prima siamo scesi sulla nostra mira che ci ha fatto planare su una bella grotta passante, da noi ben conosciuta per l'abbondanza di corallo e aragoste, ma l'abbiamo ignorata per non sprecare gas e via fuori a cercare l'arco. E dopo un po, grazie alla visibilità decisamente buona, 20/30 metri, l’abbiamo trovato, intorno ai 38/40 metri. E'completamente tappezzato di corallo, con molte aragostine che si affacciavano dai buchi e spugne gialle: veramente carino. Era proprio radente sul fondo, ecco perché in tuffi precedenti non l’avevamo visto: lo credevamo più in alto. Consuete manifestazioni di soddisfazione tra noi, passaggio di rito attraverso l’arco, ahimè senza foto, in quanto sprovvisti della macchina. E svogliato rientro verso il punto di partenza, contenti, tenendoci alti, ma non troppo per evitare di accumulare una deco esagerata e nello stesso tempo per non fare una scarrocciata micidiale per la corrente leggera, ma presente e, magari, ritrovarsi in porto a Livorno. Io stavo bene, l’acqua era ancora piuttosto calda e il mio piede aveva fatto il suo lavoro, anche se dolorante. Subito ci scambiamo i commenti di rito e una promessa: la prossima, mare permettendo, ancora lì con macchina fotografica e magari ancora più gas, per esplorare maggiormente il sito, che promette bene. Un saluto dal vostro Polpetto.
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