Sornione, solitario, timido, ma molto attento...

domenica 27 febbraio 2011

Voglia di nuovi siti: l'arco naturale

Il vostro polpettone, qualche tempo fa, una domenica, con due dei suoi soci abituali, bravi “anche se pisani”, se ne è andato a Calafuria per il consueto, gustoso, tuffetto di fine settimana. La giornata era ottima, calda: un sole timido, il mare buono con uno scirocchetto che prometteva bene in quanto a visibilità. Così ci siamo cambiati con calma e preparati “a modino” e abbiamo fatto la solita domanda: oggi dove andiamo? Io ero dolorante per una caduta dal motorino, con un piede malconcio, ma eravamo tutti e tre vogliosi di situazioni nuove, per cui abbiamo deciso: andiamo verso sud, contro lo scirocchetto e vediamo se finalmente troviamo quell’arco naturale che sappiamo esserci e che qualcuno dei nostri compagni di circolo ha trovato. Avevamo indicazioni approssimative per arrivarci da sotto, nessuna mira da sopra, anche perché l'arco naturale non è una meta consueta per i sub e i diving che operano nella zona. Quindi avremmo effettuato un'immersione da terra un pò impegnativa, in quanto oltre la solita lunga pinneggiata in superficie (300/400 metri), con corrente contraria che ci avrebbe fatto arrivare su una mira conosciuta utile per l’affondata, una volta sotto, sapevamo di dover proseguire per un bel pezzetto e cercare l'arco su un fondale intorno ai 35/40 metri, la deco, inevitabilmente, sarebbe stata più o meno sostanziosa. Così siamo partiti decisi e contenti. Prima siamo scesi sulla nostra mira che ci ha fatto planare su una bella grotta passante, da noi ben conosciuta per l'abbondanza di corallo e aragoste, ma l'abbiamo ignorata per non sprecare gas e via fuori a cercare l'arco. E dopo un po, grazie alla visibilità decisamente buona, 20/30 metri, l’abbiamo trovato, intorno ai 38/40 metri. E'completamente tappezzato di corallo, con molte aragostine che si affacciavano dai buchi e spugne gialle: veramente carino. Era proprio radente sul fondo, ecco perché in tuffi precedenti non l’avevamo visto: lo credevamo più in alto. Consuete manifestazioni di soddisfazione tra noi, passaggio di rito attraverso l’arco, ahimè senza foto, in quanto sprovvisti della macchina. E svogliato rientro verso il punto di partenza, contenti, tenendoci alti, ma non troppo per evitare di accumulare una deco esagerata e nello stesso tempo per non fare una scarrocciata micidiale per la corrente leggera, ma presente e, magari, ritrovarsi in porto a Livorno. Io stavo bene, l’acqua era ancora piuttosto calda e il mio piede aveva fatto il suo lavoro, anche se dolorante. Subito ci scambiamo i commenti di rito e una promessa: la prossima, mare permettendo, ancora lì con macchina fotografica e magari ancora più gas, per esplorare maggiormente il sito, che promette bene. Un saluto dal vostro Polpetto.

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