Il vostro polpettone, qualche tempo fa, una domenica, con due dei suoi soci abituali, bravi “anche se pisani”, se ne è andato a Calafuria per il consueto, gustoso, tuffetto di fine settimana. La giornata era ottima, calda: un sole timido, il mare buono con uno scirocchetto che prometteva bene in quanto a visibilità. Così ci siamo cambiati con calma e preparati “a modino” e abbiamo fatto la solita domanda: oggi dove andiamo? Io ero dolorante per una caduta dal motorino, con un piede malconcio, ma eravamo tutti e tre vogliosi di situazioni nuove, per cui abbiamo deciso: andiamo verso sud, contro lo scirocchetto e vediamo se finalmente troviamo quell’arco naturale che sappiamo esserci e che qualcuno dei nostri compagni di circolo ha trovato. Avevamo indicazioni approssimative per arrivarci da sotto, nessuna mira da sopra, anche perché l'arco naturale non è una meta consueta per i sub e i diving che operano nella zona. Quindi avremmo effettuato un'immersione da terra un pò impegnativa, in quanto oltre la solita lunga pinneggiata in superficie (300/400 metri), con corrente contraria che ci avrebbe fatto arrivare su una mira conosciuta utile per l’affondata, una volta sotto, sapevamo di dover proseguire per un bel pezzetto e cercare l'arco su un fondale intorno ai 35/40 metri, la deco, inevitabilmente, sarebbe stata più o meno sostanziosa. Così siamo partiti decisi e contenti. Prima siamo scesi sulla nostra mira che ci ha fatto planare su una bella grotta passante, da noi ben conosciuta per l'abbondanza di corallo e aragoste, ma l'abbiamo ignorata per non sprecare gas e via fuori a cercare l'arco. E dopo un po, grazie alla visibilità decisamente buona, 20/30 metri, l’abbiamo trovato, intorno ai 38/40 metri. E'completamente tappezzato di corallo, con molte aragostine che si affacciavano dai buchi e spugne gialle: veramente carino. Era proprio radente sul fondo, ecco perché in tuffi precedenti non l’avevamo visto: lo credevamo più in alto. Consuete manifestazioni di soddisfazione tra noi, passaggio di rito attraverso l’arco, ahimè senza foto, in quanto sprovvisti della macchina. E svogliato rientro verso il punto di partenza, contenti, tenendoci alti, ma non troppo per evitare di accumulare una deco esagerata e nello stesso tempo per non fare una scarrocciata micidiale per la corrente leggera, ma presente e, magari, ritrovarsi in porto a Livorno. Io stavo bene, l’acqua era ancora piuttosto calda e il mio piede aveva fatto il suo lavoro, anche se dolorante. Subito ci scambiamo i commenti di rito e una promessa: la prossima, mare permettendo, ancora lì con macchina fotografica e magari ancora più gas, per esplorare maggiormente il sito, che promette bene. Un saluto dal vostro Polpetto.
Sornione, solitario, timido, ma molto attento...
domenica 27 febbraio 2011
Voglia di nuovi siti: l'arco naturale
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